La complessità del senso
17 11 2017

I giorni dell’abbandono

film_igiornidellabbandono.jpgI giorni dell’abbandono

Roberto Faenza, 2004

Margherita Buy, Luca Zingaretti, Goran Bregovic, Alessia Goria.

 

Mario/Zingaretti ha “un vuoto di senso”. Dice proprio così. E lascia la moglie Olga/Buy dopo dieci anni di matrimonio. Da questo momento, il film di Faenza è tutto sulle spalle della protagonista, che se la cava benissimo, dando al ruolo sfumature di nevrosi che al cinema, quando l’attrice c’è, funzionano. Funziona meno, invece, il binario letterario (dal romanzo di Elena Ferrante) in cui la scena è costretta, con il racconto parallelo fuori campo che non aggiunge poesia. Il personaggio dell’inquilino del piano di sotto, il violoncellista straniero (Damian/Bregovic), ha una consistenza metaforica non sufficiente a giustificare la “rinascita” di Olga, dopo i giorni dell’abbandono. E ciò che resta del film è tutto nel valore di umanità che la Buy riesce a trasmettere con la sua tecnica soggettiva. Non è poco. Ed è sufficiente a salvare le buone intenzioni di Faenza, che da Prendimi l’anima a Alla luce del sole, non smette di cercare ragioni serie di vita, nel difficile contesto attuale. Quest’ultimo lavoro è forse il più intenso, anche se forse il meno realizzato.

Franco Pecori

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6 settembre 2005