La complessità del senso
19 09 2017

The orphanage

film_theorphanage.jpgEl Orfanato
Juan Antonio Bayona, 2007
Belén Rueda, Fernando Cayo, Roger Príncep, Mabel Ribera, Mopntserrat Carulla, Andrés Gertrudix, Edagr Vivar, Geraldine Chaplin.

L’orfanotrofio non si augura ad alcuno. Forse per questo il titolo spagnolo arriva da noi in inglese anziché in italiano. Carico di premi Goya (7), il primo lungometraggio del barcellonese Bayona è sponsorizzato (e prodotto) da Guillermo Del Toro. Si presenta come horror e si distingue, nel genere, per la qualità dell’attrice protagonista (Rueda). Tuttavia, pur mostrando in più di un tratto l’ambizione di collocarsi ad un livello di “serietà” superiore alla media dei simili, il film non sfugge più di altri alla tentazione di confondere i due piani dell’espressione: ciò che il regista ci racconta e ciò che di misterioso (e “orribile”) emergerebbe dal racconto – emergerebbe, per una sorta di strapotere del cinema stesso, capace di rivelarci attraverso le immagini dimensioni e verità altrimenti nascoste. La scena è una vecchia casa dove Laura torna col marito medico, Carlos (Cayo), e con Simon (Príncep), il loro bambino adottato. L’intenzione è di riattivare le funzionalità della casa, trasformandola in luogo di accoglienza e cura per bambini disabili. In quella casa, quando era un orfanotrofio, Laura fu bambina insieme ad altri bambini. Ora Simon sembra fantasticare di giochi con alcuni coetanei “invisibili”. Può essere uno dei comuni “disturbi” di un’infanzia magari vissuta in eccessiva solitudine. Tempo al tempo, pensa Carlos, Simon crescerà e tutto andrà a posto. Invece il bambino scompare e Laura entra in un imbuto psicologico pericoloso. Qui ci dobbiamo fermare col racconto per non compromettere il fattore sorpresa. Una sorpresa che arriverà gradualmente, senza grossolani stacchi (merito della sceneggiatura ben misurata), e che manterrà la situazione in un “limbo” narrativo costante, tra esterno e interno, quasi promettendoci “garanzie” (non richieste nell’horror) di obbiettività. In questo senso, il limite è raggiunto nella sequenza paradossale dell’intervento della medium (Chaplin), alla ricerca disperata di Simon.

Franco Pecori

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14 novembre 2008