La complessità del senso
20 11 2018

La vedova Winchester

Winchester
Regia Michael e Peter Spierig, 2018
Sceneggiatura Tom Vaughan, Peter Spierig, Michael Spierig
Fotografia Ben Nott
Attori Helen Mirren, Jason Clarke, Sarah Snook, AngusvSampson, Finn Scicluna-O’Prey, Eamon Farren, Laura Brente, Tyler Coppin, Emm Wiseman.

Difficile, nel cinema, il mestiere dell’acchiappafantasmi. Quando si dice Ghost Story subito si entra in un ambito metaforico forte, certo non si semplifica la vita di chi sia portato a riflettere sulle condizioni stesse di una forma cinema ultracomposita, dove non si può mostrare e dove, insieme, non si può che mostrare. Non stiamo inventando granché, la difficoltà è costitutiva, teoretica. La questione ha riguardato da sempre le forme espressive nelle diverse manifestazioni e culture, anche prima del cinema. Ma prima dell’immagine fotodinamica e sonora montata, la valenza allusiva del segno era più “direttamente” desumibile dalla distanza segno-“realtà”. Col cinema entra in gioco l’equivoco – non sempre facilmente declinabile – della presuntuosa assimilazione del “reale” da parte della cinepresa. L’irruzione del fantasma, sia pure nella funzione scenica di “personaggio/finzione” – e dunque di per sé estraibile dall’immedesimazione realistica -, esemplifica la necessità esplicita di un secondo grado della lettura, cioè della convenzione in base alla quale diamo per buono il potere del cinema, di garantire allo spettatore verità e menzogna del proprio “realismo”: senza appello, prendere o lasciare. E va anche bene, una volta chiarite le regole del gioco, il racconto è libero di sviluppare una sua verosimiglianza interna. Sarà questa a giustificare la necessità del trucco. Tutto ciò prima del giudizio di valore estetico. Nel film dei gemelli Spierig, autraliani d’origine tedesca al loro quinto lungometraggio, interviene però un elemento decisivo, a turbare con un grado di referenzialità incongruo la discrezione (estetica) del rappresentato. Sarah (Helen Mirren), la vedova dell’industriale delle armi William Wirt Winchester (figlio del fondatore della fabbrica delle leggendarie carabine), colpita dal complesso di colpa per le vittime causate dall’uso di quell’arma, persegue la sentenza di un medium, il quale prescrive alla donna di lasciare la propria casa di New Haven e di spostarsi a Ovest per costruire una grande residenza in grado di ospitare lei e gli spiriti delle vittime del micidiale Winchester. Secondo quel medium, Sarah sarebbe vissuta per la durata della costruzione della casa. Ecco dunque la donna nella sua gigantesca dimora, a San Jose, in California. Storia e casa rispondono a fatti reali, la costruzione cominciò nel 1884 e proseguì fino al 1922, anno della morte della vedova Winchester. Per tutti i 38 anni, Sarah seguì, giorno dopo giorno e anche di notte, i lavori dell’enorme magione (500 stanze aggiunte alle 8 iniziali), ch’ella credette frequentata dai fantasmi delle persone uccise dalle armi Winchester. La signora non aveva interesse a curare il proprio “disturbo”, convinta che quelle “presenze” potessero essere tenute a bada proprio e soltanto dal continuare della costruzione. Di parere un po’ diverso lo psichiatra Eric Price (Jason Clarke), chiamato per valutare lo stato mentale dell’ereditiera. Invitato a soggiornare per il tempo necessario alla diagnosi, Eric avrà modo di sperimentare il grado di “realistica” presenza dei fantasmi. E qui è il problema: cosa potrà fare il cinema se non impegnarsi con i suoi mezzi nella dimostrazione? “Vedremo” i fantasmi all’opera. Eric passerà dallo scetticismo totale alla testimonianza diretta di una realtà soprannaturale. I segnali delle presenze si faranno sempre più fitti, la casa comincerà ad animarsi e a scuotersi fino a sembrare preda di un violento terremoto, proprio come quello che colpì San Francisco nel 1906. Realtà o illusione? A chi  il primato, al corpo o alla mente? Il fatto che il dottor Price non si risparmi qualche dose di laudano non è sufficiente a vincere il “realismo” (costitutivo) delle immagini. Sui fantasmi si resta scettici. Più convincente il senso di colpa di Sarah, del problema della diffusione, dell’industria e del commercio delle armi non si parla mai abbastanza. 

Franco Pecori

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22 febbraio 2018