La complessità del senso
17 12 2017

Changeling

film_changeling1.jpgChangeling
Clint Eastwood, 2008
Angelina Jolie, John Malkovich, Jeffrey Donovan, Michael Kelly, Colm Feore, Jason Butler Harner, Amy Ryan, Geoff Pierson, Denis O’Hare, Frank Wood, Devon  Conti, Eddie  Alderson, Gabriel Schwalenstocker, Jason  Ciok, Devon  Gearhart, Gattlin  Griffith.
Cannes 2008, Concorso.

Con il solito, alto, standard professionale, Eastwood pesca nei profondi anni Venti la vicenda torbida, una delle tante del periodo “formativo” di Los Angeles, dell’occultamento di un ignobile crimine da parte della polizia. Siamo nel marzo 1928. Intimidazione e paura legano a doppio filo l’ordine costituito e i cittadini. Come ogni mattina, Christine Collins (Jolie), madre nubile impiegata in una società telefonica, esce per andare al lavoro e accompagna a scuola il figliolo, Walter. Non lo vedrà rientrare. La polizia non ha buoni rapporti con la stampa e con la città. Passa il tempo e il ragazzino non si trova. I capi non intendono fare brutta figura, così Christine si vede consegnare un bambino che non è suo figlio. Da questo momento ha inizio un calvario che la donna potrà sopportare soltanto grazie al suo carattere forte e alla irriducibile volontà di ritrovare il proprio bambino. Ma dovrà affrontare situazioni durissime, fino al carcere per infermità mentale. L’aiuterà soltanto il prete presbiteriano Gustav Briegleb (Malkovich). Eastwood usa la sua maestria nell’asciugare all’essenziale e al tipico i tratti della sceneggiatura (J. Michael  Straczynski) con un montaggio glaciale, che esalta il paradosso della storia portando in primo piano la diabolica malvagità di quanti avrebbero il compito di proteggere i cittadini. I riferimenti ai fatti sono autentici, Straczynski attinge alla propria esperienza di ex giornalista e rovista proficuamente negli archivi del Comune di Los Angeles. La mano del regista si sente soprattutto nella seconda parte del film, dove emergono elementi emozionali più forti e sorprendenti, giacché la scomparsa di Walter è legata ad un background di corruzione e di perversione, terreno fertile anche per orripilanti eccessi. Eastwood ha il merito di non spingere troppo nella direzione del thrilling e di mantenere, invece, fermo l’occhio sulla vicenda, obbiettivamente interessante. La dimensione del dolore della madre si armonizza, drammaticamente, con la capacità della donna di fronteggiare l’autorità ostile. È pur vero che sulla corruzione della polizia americana non mancano esempi cinematografici. Ma è relativamente nuovo il tentativo di introdurre l’elemento del coraggio femminile nel contrasto al Male.

Franco Pecori

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14 novembre 2008