La complessità del senso
19 09 2017

Hero

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Yimou Zhang, 2004
Jet Li, Tony Leung Chiu Wai, Maggie Cheung Man Yuk, Zhang Ziyi, Donnie Yen, Chen Daoming.

Va bene la Formula 1 a Shangai, ma la Cina non è così vicina come può sembrare dagli eroi duellanti che “volano” in film americani (Kill Bill). Sotto l’ etichetta “Presentato da Quentin Tarantino”, questo ennesimo prodotto “Zhang” conferma il valore artistico del regista (due Leoni d’Oro, La storia di Qju Ju e Non uno di meno; uno d’Argento, Lanterne rosse; e altri trionfi a Berlino e a Cannes) e nello stesso tempo accentua la specificità culturale del Paese di provenienza. Andiamo nella Cina feudale del III Secolo a.C. Il re di Qin, in lotta con altre sei dinastie per la formazione del primo impero cinese, è minacciato da tre assassini leggendari. Un bel giorno, un eroe senza nome (Jet Li) si presenta e racconta come li ha uccisi. Ma il re pensa ad un’altra storia. Amore, onore, dovere, gelosia si intrecciano nel confronto di due “verità”, la cui rappresentazione “mentale” rende plausibile (e bello a vedersi) lo scenario fantastico perfettamente rituale. Il pericolo, per lo spettatore occidentale, o forse “globale”, è di fruire delle meravigliose fantasie di Zhang come fossero semplici giochi video. Invece, ne siamo lontanissimi.

Franco Pecori

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8 ottobre 2004