La complessità del senso
18 12 2017

Figli di fiabe

Poesie di Franco Pecori

(2017-1958)

 

Memorie appianate
Il geranio spiluccato non ha fretta,
la calma è compagna di memorie appianate, sola
lungo le cadenze più regolari.
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15 ottobre 2017
 
Non c’è tempo che tenga
Non c’è tempo che tenga,
verginità invocando l’attrazione
trova conforto a mezz’aria e s’afferra.
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27 agosto 2017
 
La voglia cerca il vento
La voglia cerca il vento, ché insegua
via la vita. Capita se il progetto
risulti insensato, o dimostri insofferenza
per le ragioni note dell’avventura.
Il segno è parola nel cratere spento,
se nell’inferno fosse il caso di avere
un ospite meritevole di cura.
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20 agosto 2017
 
Alta la terrazza
Giù la boscaglia ti riceve cattiva,
viene una volta così nera la notte.
I vasi dei fiori la mattina
tendono i colori alla speranza
dell’acqua nuova e il vento li tormenta.
Raccontami il fondo
della memoria che non vuole saperne
di consolazioni per sempre.
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21 aprile 2016
 
Traspare
Non serve sentirsi soli, compagnia
è la fortuna che si vince da illusi.
Traspare la porta che non chiude.
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25 marzo 2016
 
Meteo
Al giorno che se ne va non interessa
l’ombrello né quando sarà,
taglia le luci per un film nero
il temporale secondo previsione.
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27 febbraio 2016
 
Il ballo dell’orso
Balliamo il ballo dell’orso,
battiamo il tempo senza interesse
nel grido silente sconsolato.
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31 gennaio 2016
 
Amiamoci
Amiamoci al sapore dell’invenzione,
al retrogusto di un sorso da compiere.
S’apre il compasso per l’angolo del desiderio,
smania sulle precisioni del gioco avanzato.
La durata del richiamo dà vantaggio al valore,
figure verso la fusione calamitano il sogno
della sosta nella festa allegra di sera.
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10 gennaio 2016
 
Età matura
Si può scegliere di avere un futuro
e inventarsi doveri e piaceri
senza lo scrupolo degli appuntamenti
dell’ultim’ora, si può concedersi
il panorama d’una giornata nuova,
provare il gusto di un saluto cordiale,
falso quel tanto che giustifichi il sorso
di un caffè, in ritardo ma servito bene
da un barista non vociante e poco arrendevole
al passare dei minuti. Si può guardare
con meticolosa attenzione il fianco
d’una giovane mentre misura l’effetto
del proprio passo sull’autista
in sosta vietata. È un’età in cui a stento
si può capire la ragione di decisioni
che riguardano il sesso mentre tutto farebbe
pensare a obblighi preconcepiti, stridenti
con l’impulso usuale verso il sacrosanto
diritto al traguardo del godimento.
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Novembre 2015
 
Senza una volta fingere
Il piacere si nutre sui piatti della bilancia infallibile,
sale e si ferma insoddisfatto del sussulto, si attarda
nel recupero, stira lo stop sul limite della misura,
ha nel destino di sposare appassionata l’emissione.
Non ne farà a meno senza una volta fingere.
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Novembre 2015
 
Tempo e inquadratura
La giornata è afosa,
s’inventa la sequenza
a pianoforte chiuso
con l’emozione
di ricantare, perdere
al bivio e non sa dove andare.
Nel sogno di notte
ancora una volta sapori,
suoni nell’estate non più nuova
fingono un’inquadratura
dal tempo definito, nei colori delicati.
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Novembre 2015
 
Bacio
Nessun deserto, non più alberi
ingrigiti dalla lontananza, il fianco
tiepido vuole intuizioni fresche,
una carezza che susciti memoria
di primavera. Si apre una luce nuda,
lungo la linea delle labbra
si congiunge sapiente
del gusto a seguire, più bello.
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Novembre 2015
 
Canzone dalle rime nuove
La testa persa nel volo
stringeremo tra le gambe
la canzone dalle rime nuove.
Fermi a guardare i limiti senza cura
sull’orizzonte dei letti le notti lunghe
respiri ci manterranno i colori.
Schizzeremo l’urlo a squarciagola
e dietro la siepe l’infinito
sarà lo stesso, sarà come adesso.
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Ottobre 2015
 
Godiamo un momento
Andiamo per la nostra strada
scivolando i bordi con cura
nel concerto privato, contenti 
di ricordare il tempo acuto
sui campi notturni della rugiada.
Capita di ritrovarsi nella sostanza,
di riconoscersi nel sapere estetico
che la notte accoglie, mistero
dell’alternanza. E di rivolgersi
piaceri da non disperdere
lungo la vita irriconoscibile.
Godiamo un momento nella memoria.
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Ottobre 2015
 
Sul naso del vecchio parente
Noi che sul ciglio contiamo le settimane
sbirciamo sul naso del vecchio parente
il rammarico per l’ultimo favore
non ottenuto, dopo che per la vita intera
avesse mai pagato di tasca propria
l’ingresso a un concerto, il conto di un aperitivo.
Laureato in analfabetismo di ritorno,
non può consolarsi d’essere trascurato
ora che non ha più da servire l’umanità ladrona
lungo le strade del paese furbo. Gli parleremmo,
se non fosse per l’alito che non cura.
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Agosto 2015
 
Paesello
La morta aveva un’espressione tranquilla
e al funerale sono tutti contenti,
col gelato come fosse in telecronaca
il prete guida la cadenza delle pie donne
assicurando implicita protezione celeste
per il fatto di essere in fila a seguire
il carro per la salita. Arrivati
in piazza, i rintocchi delle ore
si mantengono neutri per non deludere
tra i peccatori la speranza che il tempo
nel pomeriggio afoso faccia
una sosta anche minima, un’eccezione
ricavando il ritardo da un passo in più
prima del cimitero. Il loculo si mostra
spazioso e spalanca il forno nero,
ignaro dei fatti del giorno.
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Agosto 2015
 
Andarono
Andarono a cavallo, le spade sguainate,
spirito nascosto negli antri di sabbia.
Scemi per l’utile sacrificando
il sangue, affabulati verginità
trovarono ignari delle conseguenze.
Piangono il lusso che non li sazia,
si trastullano nel nervosismo, tumore
elettrico del succube non controllato.
Col vento che la sera porta dal sole
calante tagliano i peli delle lingue
sporche, poveri illusi da sempre.

Tutte le facce toste senza luce negli occhi
vanno nel baratro prive di compagnia.
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Agosto 2015

 
Figli di fiabe
Lascia il resto di tutto
e dammi retta,
sono figlio di fiabe.

Fiabe si formano sostanze vaghe
felici di raccontarsi proseguendo
la novità sull’orizzonte esemplare.

Figli di sillabe pronunciate in coscienza,
speriamo di trovarne il seguito
girato l’angolo delle bugie importanti.
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Agosto 2015

 
Il Paese dei Balocchi
Guardano il mimo di strada
due bimbi 
innamorati 
contro la luna gialla
che li vuole per sé, gelosa
di giorni rubati alla storia.
Restano seduti vicini,
assenti un’ora 
e voleranno
a giocare dove i balocchi
raccontano deboli le fiabe. 
In tutta la vita
non si ameranno mai così.
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Luglio 2014
 
Bambini negli occhi
Bambini negli occhi, c’incontriamo ammutoliti.
Abbiamo imparato a soffrire, assaporiamo
il premio dei nostri giochi, rimandiamo
al tenero abbraccio del sogno. Un giorno
vedremo il panorama senza sorpresa.
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Luglio 2014
 
Piace il filosofo
Vi piace il filosofo, ragazze, lo volete bello,
non oltre i quaranta, che parli sicuro e dica
il meno possibile, non sia faticoso e dimostri,
muovendo i polsi, come Kant sia l’ultima frontiera
in nome dell’insopprimibile eleganza dell’idea.
Gli sarà possibile avvolgere il discorso
in un sospiro di fatica e di latente desiderio.
Socrate non ha bevuto la cicuta per voi, ragazze.
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30 settembre 2013
 
Luna sul mare
Ti guarda dritto, stende la scia sull’onda,
la luna sul mare pretende che l’ascolti.
Neppure uno spillo di stupore,
se non che la mano ti si porti alla bocca.
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Settembre 2013
 
Non mi salutare
Perché mi dici Salve? Potresti
dire Buongiorno senza perdere
la tua reputazione. Se non hai
un buon concetto di me, la colpa
è di tuo padre, quando confuse
con indifferenza il suo Cioè
col discorso dell’illusionista
qualunque. Ora non mi salutare. 
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27 giugno 2013
 
Il bimbo
Prima del chiaro mi guarda spaurito
il bimbo. Una carezza non la vuole, conta
d’essere certo che io lo riconosca
com’era il giorno che al suono di campane gioì
la madre lasciata nel dolore. Un’ombra
nel buio dagli occhi semichiusi mi sorge,
sospiro di fine sonno mi rende semplice e muto
il passare del mondo. Non credo
che l’amore degli errori, la nostalgia
di non poterli una volta rifare mi risolva
la passeggiata ancora per un caffè
senza ricompensa nemmeno parziale.
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2 maggio 2013
 
Ultima luce
Mi basta l’attesa del bus che non passa,
in piedi col sole a picco sui baffi bianchi.
È un tempo che somiglia ai turni di guardia
– crescevano gli aggettivi, desideri insistenti.
Gli voglio domandare dove va la mattina,
il suo matrimonio sembra felice
eppure qualcosa dev’essere stato,
alto e magro saluta i suoi bambini
che vanno a scuola e guarda
lontano, incantato da un’ultima luce.
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13 settembre 2012
 
Nuova era
Ora l’ipotesi si riduce a un tramonto di nostalgie,
discesa verso il deserto dei pensieri poveri.
Chi si ricorda più del tempo in cui la storia
s’accomodò sul tracciato di racconti possibili
e le figure proposero composizioni
con l’aria indifferente di gente che fosse per caso
a passare il tempo in attesa di rivoluzioni?
La giornata si presenta piatta,
si lega a circostanza il sogno,
nella lingua smemorata si dispera
per la solitudine, non trova riscontro. Ha perso
l’ipotesi, è confusa del vivere nascosto
la prospettiva, immersa nelle frasi fatte
della tecnosicurezza insensibile. 
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13 settembre 2012
 
Noi gli usuali
È una sorpresa anche l’angusto respiro
della pubblicità risecca, stracciata
dal vento sul muro. Piccole luci bianche,
i denti dei bambini affamati segnalano
speciali condizioni tra qualche settimana.
Soli siamo noi gli usuali, masticatori di parole
indigeste nel deserto che avanza, sovrastante la luna.
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20 luglio 2010
 
Nebbiadicasablanca
Una vita non più lunga dell’onda
che ride delle stupide angosce
sarà il pianto da trattenere.
Se una volta libertà del cuore
nemmeno funziona, sognata e persa
all’angolo del film, ti odio
nebbiadicasablanca e non se ne parli.
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3 luglio 2012
 
Conero
Guardano il panorama i turisti,
vorrebbero per sé l’inquadratura
ma l’aria resta dov’è, con i suoni,
gli odori e l’eternità del fringuello
che se la spassa tutta la stagione.
Il nonno su per la salita
porta in braccio la nipotina,
le sussurra ultime verità.
Fugge la farfalla
ballonzolando senza scelta.
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16 luglio 2010
 
Sirolo
Panoramicando a destra il campanile
arriva in alto quando lascio l’azzurro
del mare increspato. Sotto, la ginestra
in primo piano si ricorda di me. Mi viene
il dubbio, in controsole, del verde ispido
non più recuperabile secondo l’armonia
dei colori. Batte le dieci senza preavviso
il batocco contro la spiaggia lontana,
mormora il cespuglio se non sia sbagliato
fotografare la natura tralasciando il destino.
Verrà il momento della pace senza cimitero,
trapasso del tempo che gira l’occhio
su per la costa nella data odiosa.
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14 giugno 2010
 
L’amore indispensabile
Il senso dell’amore indispensabile
passa solitario in cima alla collina,
non ha paura della nostalgia, sale
sperando nel tempo verso la memoria.
V’è sempre uno spiraglio di sorpresa
quando il corpo pesa per mancanza di vento.
La nube si addensa e si scioglie misteriosa.
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13 giugno 2010
 
L’incontro finale
Costretto a pensare calpesto
margherite, si calcola che presto
avremo fiorellini del destino infame.
Lo so che l’idea non è mia,
ma la stagione calda
mi sconvolge, pretende da me
l’incontro finale.
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Giungo 2010
 
La sera perfida
Devi ascoltare il muto, fingere
d’aver chiaro il particolare
mentre la nube parla
un intimo dialetto. Vedi
com’è fatto il giocattolo,
perditi nella sorpresa della sera
che ti viene incontro perfida.
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20 novembre 2009
 
Vacanzieri
Zombi parole viaggiano
riconvertite al sogno dei Caraibi.
Dilemma per pochi giorni,
prima dell’ingorgo di fine agosto.
Li chiamano vacanzieri.
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22 agosto 2009
 
Spinti da poca volontà
Alba si apre al grigio dei capelli,
la luce estingue ripensamenti insensati,
cadono i progetti, neve di Natale.
Siamo arrivati una mattina
spinti da poca volontà.
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22 agosto 2009
 
Solo risposte
Solo risposte per chi viene a sapere
che l’hanno ingannato. Le preferenze
irrilevanti scendono nel sacco
delle domande prive di destino.
Nemmeno la pace lo consola
del tempo falso che attanaglia.
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7 luglio 2009
 
L’amico ironico
Ho un amico che si diverte, ironizza. Crede
di scamparla, me la dà a bere. Quando vanno
a trovarlo sul letto di morte sogghigna, quasi
fossero colpevoli della sua malattia grave.
Si diverte a metterli a nudo nel concorso
d’una bellezza senza passerella, limbo dove
chi ha un soldo da spendere s’inabissa. Ma
gli rimane in gola il sospiro dei rimpianti,
resta solo per un’oretta in pace a soffrire.
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6 luglio 2009
 
Come fossi un altro
Mi riconosci? Non sono io.
Persegui l’identità e vivrai la pena
dell’ignoranza incolmabile, il freddo
d’una porta chiusa. Amami
come fossi un altro che non hai visto,
ripesca nel profondo la nullità
del sentimento e credici, è un modo
per fingere sopravvivenza,
sbarcare di notte sulla riva piatta.
All’ora stabilita nessuno deciderà
l’inganno d’un giorno in più. Se ne andranno
tutti, indifferenti e indifesi a morire.
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6 luglio 2009
 
Ci vediamo domani
Si potrebbe pensare al futuro
se ci conoscessimo
ma non ci resta
che il 
primo amore. Stare
nascosti non ci piace più,
voliamo da un’altra pena
ché la memoria si apre
alla fuga sognata.
Ci vediamo domani
per un saluto prima di sera.
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6 luglio 2009
 
Minima eternità
E finalmente la luna
si gode l’inutile parità.
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24 giugno 2009
 
Lontano
Sarà, ma penso che la notte
quando ti svegli e ricordi la vita
sul filo del sentiero allegro
vorresti che la fonte non fosse così
secca da morire di sete. Ti piacerebbe
andare lontano in modo che nessuno arrivi.
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23 giugno 2009
 
Pezzetti
Possiamo scrivere pezzetti
che si guardano l’un l’altro,
Parliamo di una situazione un momento
e svanisce.
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23 giugno 2009
 
Quando arriva l’ombra
Non è mai tardi la notte. Ho paura
che il sonno s’accorga di me
e mi sorprenda. Buio
non mi tradire – il primo passo
non cada quando arriva l’ombra.
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5 giugno 2009
 
Cattivo
Mi sono preso
un osso d’angelo all’outlet, celestiale
da masticare per passatempo.
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10 aprile 2009
 
In un giorno diverso
Saremmo rinati in un giorno diverso,
tenero all’alba e indolore al tramonto,
ma non era che speranza di conoscere
una verità buona, priva di scorie, adatta
alla convivenza. Troviamo una metafisica
preziosa eredità da inseguire
dentro e fuori nel gioco della storia.
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3 aprile 2009
 
Costa di monte
Misuro il passo sui fili d’erba e sulle pietre,
un metro largo il sentiero della costa di monte
– non mi sento solo, ci sono insetti
e la loro indifferenza. Più avanti
piegando si scopre la ferrovia
piccola in basso, giocattolo dell’infanzia
muto per lontananza. Mi prendo il privilegio
della povertà che non piace quasi ad alcuno.
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31 marzo 2008
 
Web
Ti salva il tatto soffice della tastiera,
scura la finestra fuori. Puoi dire tutto,
ti chiamerà con un nome falso. Il vantaggio
funziona oppure sembra. La speranza
cade dal tetto, rimbalza sugli aghi. Non ricordi,
tanto viene sera: scrittura liquida non finita.
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31 marzo 2008
 
Metropoli
Tornano a casa che l’insalata è stanca. Offesi
dalle ingiustizie ai semafori, odiano l’ascensore.
Strofina zerbino sospira. La finestra è vuota,
nuvola lascia un arco di sole ammuffito.
Non ricordano nemmeno lo svago d’una mela,
sognano mezzora di caffè bollente. Poltrona
dice un giorno vedrai la fata dei risvegli
vi colpisce duro. Diavoli dei soprusi
non vogliono vederli. Riuscire, scendono
i piani a piedi con tutto il pessimismo.
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6 marzo 2008
 
Piccola Luciana
Piccola Luciana ero il tuo dottore,
guardavamo il muro bianco come un film
seduti accanto incantati dall’amore.
Ti spingevo dai gradini del terrazzo
a volte malinconico già grande, non ti pesava
eri contenta che fossimo segreti. Bambino blu
non ho avuto buonumore poi, com’era bello
giocare con te fidanzatina dai fruttini americani,
nonno di guardia ché i grandi non venissero
troppo presto a indagare sul nostro futuro. Forse
non ci sei nemmeno più, piccola. Mi accontento
d’un profumo nascente che mi tiene lo sguardo
all’ultimo spiraglio dell’infanzia. Non siamo
vecchi per i giochi della prima ora.
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21 febbraio 2008
 
Per essere capito
Mi misi a scrivere per essere capito
seduto alle dieci in sala da pranzo
con un filo di sole dal terrazzo, già l’estate
si faceva vedere. Pensavo di non essere solo,
che una speranza l’avrei trovata nel pomeriggio
lungo i libri richiusi dopo la versione di Tacito.
Adesso non parlo latino, so la lingua di chi ama.
Mi viene un pensiero, ma il tramonto fugge
dalla finestra e vorrei stare in pace.
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20 febbraio 2008
 
Per via del tempo
Aveva le persiane verdi la mia casa,
vedevo il ciliegio che amava
la gatta bianca sul mezzogiorno
e sapevo che il fiore di primavera
non sarebbe durato. Qualche mattina
uscivo per il viale verso una vetrina 
di mobili svedesi, di spazio largo,
chiari e scuri di legno lavorato bene.
Prometteva un mondo ma non è arrivato.
Me ne tornavo indietro alla finestra
che adesso ha cambiato di colore per via del tempo.
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13 febbraio 2008
 
Parleremo di tutto
Parleremo di tutto – che mani grosse
che hai, che bocca grossa. Lupo dei sonni,
la parola contro la mia e viene giorno.

Ma che bel sole questa mattina, ti voglio
raccontare i primi desideri,
scuola di discorsi mancati
dove le offerte abbondano del nulla.

Parleremo, non sarà come prima.
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5 aprile 2007

 
Casa nuova scomparsa
Sognavo il portoncino della casa nuova,
batocchio senza citofono. Altissima
la rampa fino a stanza grattacielo.
C’è posto per una trasparenza delicata,
casa nuova scomparsa.
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28 gennaio 2007
 
Sospesa nell’aria grigia
Sospesa nell’aria grigia
un giorno inutile semplificando
salta i disgusti la memoria.

Mi ricordo che non eri mia,
che ti bastò una sera.
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17 gennaio 2007

 
Il tema del giorno
Il tema del giorno nasce alla deriva
quando esco per il cappuccino e controllo
l’apertura sui giornali. Mi piacerebbe
trovare un indice ma poi cambio idea,
cerco un po’ di sole semplicemente.
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20 luglio 2006
 
Giacomo Leopardi
Ore lunghe nel giro del colle,
oltre la siepe l’ultimo richiamo
dell’incomprensione infinita.
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19 luglio 2006
 
Dove abiterò
Una casa e un colpo di telefono
in affitto per un anno a contatto
coi piccoli sapori e i sogni,
ragione all’ombra di grandi invenzioni.
Chiuso a filo di uno squillo atteso, vagante
attorno al senso di connubio, passo alla frutta
in piedi vicino al tavolo di cucina. Il rosso
m’accompagna che non chiede pianto.
Un anno gratis cosa vuoi che sia, se dopo
la campana suona il primo tocco d’addio.
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18 luglio 2006
 
Che vento è?
Salta l’ombrellone, sarà vento favorevole al sole?
La luna è felice, un turbamento l’accoppia
alla giornata limpida. Luce dell’infinito
ti vedo nella goduria dell’aria mossa.
Vento di novità, spero.
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14 luglio 2006
 
Invito a cena
Mi ricordo una canzone prima di cena,
c’era l’aria di temporale. L’orologio si ribella,
vieni a cena,  la tempesta la facciamo fritta,
ci mettiamo a cantare.
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13 luglio 2006
 
Un giro nel letto
Un giro nel letto e cambio il sogno.
Faccio presto a saltare il tempo,
la barra del passaggio è alta, il treno
fa silenzio. Vado liscio di là
dove il mare non è salato. Non parlare,
lasciamo il poeta muto dietro il muro vuoto.
Questo sogno che non finisce mai con pieno merito
me lo ripasso oltre il binario conosciuto e ciao.
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12 luglio 2006
 
Mario suona il jazz
Ridi cattiveria ridi pure
ma non sei allegro. Soffri e soffi
e suoni, mordi l’ancia e godi
se ti abbraccia un amico purché
il vantaggio ti resti per il jazz da sciupare
nella discesa che non vorresti
finisse. Ma finisce il divertimento
prima di un’altra risata. Ricordo bene
dov’era il festival delle bugie sarcastiche.
(a Mario Schiano)
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8 agosto 2005
 
Maestro prediletto
Maestro prediletto ti scelgo 
per la prima volta
che non fu più specchio
l’estetica, inestinta
ricerca di senso.
(a Emilio Garroni)
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8 agosto 2005
 
Sirolo ghiaia di mare
Pomeriggio velato, il mare ghiaioso
lascia sperare un’ora di pace. S’arrovella
il cambio sulla curva pericolosa,
corrono i piccoli senza domande, pare
che sappiano dove andare. E lasciamoli,
dall’acqua nessun commento, converrà stare calmi
finché la luna si ricarica di senso. Pensaci tu,
ghiaia di mare che ridi di nascosto.

Non c’è giorno
che dopo l’ora
ti renda facile la fine.
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8 luglio 2004

 
Cicala
Raschia l’estate la cicala.
Misteriosi desideri l’ala
nell’aria spegne, caduta dal sogno
follia dell’attesa. Non intonato il canto
finisce d’un fiato.
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Agosto 2003
 
Risultato parziale
Voglia di uccidere fattela passare,
non c’è fascino nel venir meno. Studia
la teoretica. Ti farà chiaro
il risultato parziale.
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3 gennaio 2001
 
8 dicembre 2000
Una giornata velata che sembra il Nord
e il dolce di cioccolata dopo il film,
per ripassare il montaggio del compleanno.
Forse si potrà comprare un buco
dove studiare senza pudore la cadenza
della scrittura vana fino all’ultima riga.
_________
8 dicembre 2000
 
Anni Settanta
Vedemmo la pistola scenica
tenuta a due mani. Sessantotto
se n’era andato, dieci anni
fotografati facendola credere
a noi dagli studi interrotti,
grammatiche disperse, illusioni
vermiglie ammazzate a tempo
indeterminato. Lo vediamo,
linguaggio accorciato,
da dire ai figli imparentati
coi ciborg delle mode. Tardi
ce ne andiamo in cerca di novità. 
_________
Ottobre 2000
 
Progetto
Il progetto di chi
se la riunione è nell’altra sala? 
_________
19 ottobre 2000
 
La pagina ritrovata di Franco Fortini
Ti rileggo emozionato, ora che il dubbio
di avere sciupato vicinanze mi rende
al tonfo dell’alba una carezza leggera.
Mi piace la ragione di chi ebbe torti e illusioni,
la ragione non più difficile
del respiro onesto della sintassi.
Pagina chiara, lontano dal deserto dei cani.[1]

[1] A Franco Fortini (Dino Lattes),
autore del saggio I cani del Sinai, 1967,
anno della “Guerra dei sei giorni” (occupazione
dei territori palestinesi da parte di Israele).
Fortini/Cani s’intitolerà il film
di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet (1976),
in cui il poeta recita:
«Fare il cane del Sinai
pare sia stata locuzione dialettale
dei nomadi che un tempo percorsero
il deserto altopiano di El Tih,
a nord del monte Sinai.
Variamente interpretata dagli studiosi,
il suo significato oscilla tra
“correre in aiuto del vincitore”,
“stare dalla parte dei padroni”,
“esibire nobili sentimenti”.
Sul Sinai non ci sono cani.
I cani del Sinai non sono soltanto
quei miei connazionali europei che
hanno sfogato il loro odio per il diverso
e il contrario (ieri gli ebrei, oggi
gli arabi, domani il cinese, il sudamericano,
qualunque “rosso”): sono anche
metafora ironica dei nostri più vicini
e goffi nemici, quelli che latrano in
difesa delle tavole d’una legge
che nessun dio ha mai dato e che
nessuno sa più decifrare, tanto è
lorda di vecchia strage». 
_________
14 ottobre 2000

 
Sassi neri
Sassi neri di luglio, di mare.
Levigato dal respiro,
ricordo gli anni che l’amore
faceva soffrire e non sentire
l’onda di fine stagione.
_________
2000
 
Teoretica
Uno
come.
_________
2000
 
Vele
Ce ne stiamo accoccolati, pesci tra le alghe,
sangue e fame in eredità, vele fantasticando.
_________
1999
 
Piazza della Signoria
Il bronzo non si commuove se un bimbo va sotto.
Centrale, si vanta di avere acquirenti in prospettiva
e vince di contrabbando, appoggiato alle banche.
Padrone, raccoglie applausi dalla Piazza vuota. 
_________
1999
 
Sogniamo spiegazioni
Si pregustava il sentiero stretto
dove imprevisti accorciassero
la suspense. 
Siamo arrivati
in un mare di ferri abusati
mentre il silicio vince.
Sogniamo spiegazioni adesso. 
_________
1999
 
Vera
Vera piccola profonda,
cesto di limoni. Rifletti l’amore
di nonna bambina. Mi guardi
un sorriso cercando allegria.
_________
1999
 
Perduti
Attorno
la morte
sirena
segnala
perduti.
_________
1999
 
Tempo del sentimento
Guarda se resisti
al tempo del sentimento,
secondo un ritmo
della mente, numero
che detta le differenze.
_________
1999
 
Rita
Gli occhi grandi sono un merito, i tuoi occhi
senza malizia. Sei così, con i buchi del viso
che mi chiedono allegri di restare.
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Luglio 1998
 
Racconto
Trovo un sogno e ne cerco un altro,
vado lungo una linea morbida.
Difficile incontrare che non sia racconto.
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1998
 
Blunotte
Due passi  prima che il blu
si perda nella notte. A otto
anni a dieci coloravo
fogli a tempera di blu scuro
che m’accogliesse nei giochi 
e mi lasciasse al cuscino di piume.
Mi piacque prima delle bambine
che mi vollero a nascondino. Blunotte
mi cura i sogni da grande.
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1998
 
Portorecanati
Becca iodio di finestate
il gabbiano sui sassi, riva di temporale
è disponibile a nuova luna.
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1998
 
Carezze e sogni
Cerco un respiro
se lo trovo laggiù
dove l’ombra copre
carezze e sogni del destino.
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1998
 
Pensiero fanciullo
Sul battito di uccelli
se ne vanno
velluto d’aria seguendo
i teneri progetti senza affanno.
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1998
 
Filo della mia giornata
Filo della mia giornata,
ti seguo e perdo l’anima
nel falso scopo.
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1998
 
Il seme ride
Adesso non dirmi
che la parola è secca, senza fine
morale. Il destino scherzalo,
non lasciarti andare a soavi bugie.
Il seme ride.
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1998
 
Colpo di tosse
Stanco non vedo
dove m’aspetta il sonno, rimando
ché mi trovi
in un momento buono
e non sappia
l’abbandono
col fiato al palato
per dire un verso.
Non lo sappia
il buio che provo
mentre un colpo
di tosse
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1997
 
Silenzio
Non trovo
fiato
nella riga 
dono 
all’ortica
sillaba
che non vuole
saperne.
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1997
 
Mia figura speranza
Se passi in un soffio la schiuma
s’arrende finisce nei colori delicati
e ti posso cantare suonare
sul profumo d’intervalli senza mani.
Ti racconto sogni, le corse lievi dell’acqua
che vuole riempire il volo.

C’è da tornare sul bianco,
mia figura speranza.  
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1997

 
Ci saremmo trovati
Ci saremmo trovati alla fine
a guardarci negli occhi imbarazzati,
toccando una buccia di mandarino.
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1997
 
Se mi chiami
Se non mi chiami la notte
mi riprendo il sorriso
e non mi lamento
– mi rattristano i pianti
che non posso fermare.
Se mi chiami lascio
cadere il pensiero che ti prendi.
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1995
 
Grilli e luna
Il cri dei grilli si ferma
se la luna parla
come un pensiero l’avesse presa,
notte fonda priva di scopo.
E il cri, ascolta, è senza filosofia.
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1994
 
In partita
Nell’intervallo per il cambio di campo
mi sento in partita.
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1993
 
Il mio film
Sarai nel mio film
non più sonoro
ma bello,
ché mi piaceva da ragazzo.
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1992
 
La guerra
Le sirene le sirene mamma
– e adesso? Sento più vicino
il sibilo che segnò l’infanzia,
questi missili che tracciano il Medioriente
non entrano nella tua pace.
Torno da te sofferente,
aggrappato al grembiulino celeste
ti chiedo: adesso? Mi rimane il nero
del cessato allarme che non arriva.
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1991
 
Ombra
Ombra ti spoglio, ricca di silenzio
ti godo nella camera vuota,
guardo se il taglio di sole
mi ricordi un passato a scorrere
il giro dei giorni col cuore in gola.
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1990
 
Luci tenui
I giorni scolati dall’alto di lune
rintraccio nel piccolo rumore
che la notte mi consegna a premio,
luci tenui distratte dal conto dell’arroganza.
Mi ripeto il battito da bambino,
quando il cuore rimbalzava sulla lana
e m’addormentavo pieno di sentimento.
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1990
 
Monte Murano
Sotto la croce del tuo paese, madre,
l’ultimo sguardo mi ricordo che non fu di resa,
una dolce speranza, carezza che porto con me.
Questo ferro sul monte ha benedetto
le tue merende di ragazza, me lo prendo in eredità.
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1990
 
C’è uno scemo
C’è uno scemo dietro la porta,
non posso uscire. Farei
due passi fino alla fermata, prenderei
il giornale. Mi piacerebbe un po’ di sole.
Ma lo scemo non dorme,
nemmeno il vino vado a comprare.
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1990
 
Serra San Quirico
Lo risento nell’aria il tepore del sedile di pietra,
rivedo il rosso del capostazione. Batti l’ansia,
campanella soave. Finestra del nonno
sul grano e sui treni, il nipotino ti sogna.
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1990
 
Tempo
Tempo dell’aria
dammi la nota
al primo velo di luna.
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1990
 
La notte
Mi stringe la notte, fanciulli
bussano. Trovassi per la discesa
un lampo che plachi l’ansia sul tenero
senso dell’alba.
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1990
 
Futuro
Tunisi per via Panisperna
t’incontro, strana visita
che cerca nome nella pesca
di poveri progetti, mentre voli
spaziano nel nero di sistemi.
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1990
 
TG
Montiamo spezzoni
che non vogliono entrare
nel Telegiornale, seguiamo tracce
che la mattina regalò perduta
nel sogno di fatti rari.
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1990
 
Risveglio
Ride il petalo. Darei la vita
per toccarlo, ma il respiro è grosso
e la luna sul balcone ha perso.
La calma del giorno
m’entra nel letto senza diritti,
se ne va nel nulla
il piacere della notte amica.
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1990
 
Geloso del tempo
Mi lego ai particolari, da vicino
la giornata è diversa. Non cerco
il senso dello sguardo lungo, ripenso
ai piccoli momenti di un’osteria
dove s’andava a braccetto. Mi piace
stare sveglio, geloso del tempo
che mi ruba l’aria. M’imprigiono il buio
fino all’alba, se mi viene a prendere.
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1990
 
Inseguitori
Da solo andrò meglio per la giornata storta,
bontà dispersa in pioggia acida. Verifico
le pulsazioni prima di cena, trovo inseguitori
che vogliono portarmi via rancori e dolcezze.
Io li comprendo.
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1990
 
Nel pozzo
Non vedo l’uscita, se non che s’incanti riacceso
il senso della vita nel pozzo a fingersi luna.
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1990
 
Esco e non torno
Sogno una storia
che mi colpisce da giorni
lontani. Fioca luce d’interno
per il diario della scienza
che mi cura. Esco e non torno.
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1990
 
Per gradi diamanti
Per gradi diamanti
la memoria ti calcola incontri,
passioni, pensieri rischiosi.
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1989
 
Debole ansia
Pensiero, se mi giovasse ti toccherei,
ti stringerei teneramente come un figlio.
Pensiero che te ne vai a spasso,
sembri non avere destino.
Se mi giovasse ti sfiorerei almeno,
ma il figlio che sono un pensiero
non lo può avere. Così per compagnia
mi rimane l’incertezza
e la debole ansia di un’ora.
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1988
 
Ausonio
Quel D’Annunzio paradossale
recitato a letto prima di morire,
l’insegnare chiedendo perdono,
il tuo sorriso beffardo all’insipienza,
il domandare assetato nella speranza di dare
un giorno a chi chiedesse pittura
e il tuo segreto credere improbabili valori,
così alti. La tua disperazione mascherata ricordo.
(a Ausonio Tanda)
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1988
 
Penìa
Il bianco di Penìa, alto
vede che non posso andare,
mi lascia tagli
di un giorno che quaggiù chiude
e di sopra non s’appaga. Sogno
che la luce continui per un disegno mio,
pure se scade l’ora.
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1984
 
Incanto
Serata l’incanto
rincorre spezzate le stelle
cadute in nero.
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1984
 
Figlio
Perché mio padre era fabbro.
Nella tasca sono scettico,
nella mente
preferisco il resto d’un ragionamento.
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1982
 
Notte d’avanzo
Una notte in più,
chiodo che non fa strada,
può anche passare inosservata
per un arrangiamento in levare.
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1981
 
Intimità
Numero rigirato umore stralunato,
mi racconti il carattere e tutto.
Si compiono i sorrisi durante il caffè.
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1981
 
Memoria delle cinque
Salta il tendone
col vento di mare, la falce
prende luce
alta
d’una promessa.
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1981
 
Ritorno ritorno
A sedermi
la mano
d’un soffio
ripresa
sul ciglio
ripetimi
tardo
ritorno ritorno.
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1979
 
Tra le due case
Verso il mare ci vado per l’odore
di desideri e l’ora
che sbucare tra le due case
si poteva
lasciarsi
andare.
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1979
 
Farfalla
La farfalla mi viene a trovare
ansiosa di lanciarsi
sul tempo
d’un passo svelto.
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1979
 
Recanati
Luna e sole
si fanno la mira,
dietro la collina
schianta l’aereo
e l’aratro che ancora lavora
vedo appoggiato
sull’orlo del terreno.
Il poeta mi dice: che fai?
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1979
 
Lauricella sarà Tiresia per Straub
T’ho visto a cena
pavimento di cotto
scarpe tagliate dalla strada.
Stupido imbecille
cretino – eri attento
alle distinzioni. Offrivi vino,
un cucchiaio di dolce
al tuo regista della città di Verlaine (1).
Compagnia l’hai chiesta
come si chiede giustizia,
premio alla sera dietro a Tiresia
per il film di campagna
che si fa in Maremma.
T’ho visto e sono risalito
al mio tavolo di ore scogliose.

(1)Metz
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A cena da Jean-Marie Straub. 
Il regista stava preparando, con Danièle Huillet, 
Dalla Nube alla Resistenza, il film in 2 parti tratto da 
i Dialoghi con Leucò e La luna e i falò, di Cesare Pavese. 
Ennio Lauricella avrebbe avuto la parte di Tiresia 
nel Dialogo con Edipo (Walter Pardini).
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1978

 
Via Segneri
Tu hai la febbre
io sto di qua a scrivere. Un anno
quasi. Di stupore in stupore
mi ritrovo calmo.
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1974
 
Spoleto
Passo passo le vie di Spoleto,
mi sono specchiato l’anno
nel tuo sguardo di mandorla.
Ti festeggio con una foto al sole,
ché il prato s’attenua col nuovo autunno
e queste pietre del tempo di mezzo
chiedono un diaframma di meno.
Dietro la ringhiera il rosone del duomo,
i nostri sabati a vino e cucina.
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1972
 
Amore in macchina
Ti abbraccio un minuto dietro il parabrezza,
l’occhio a una luce riaccesa per bevitori d’aperitivo.
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1972
 
Monte Viglio
Dove il bosco fiorisce
cerco i miei funghi
e raccolgo fragoline.
Appena sotto mi sdraio,
se la valle tornasse
al suo verde di pochi giorni.
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1972
 
Notte
Stanotte
riposo
nel buco,
invento
una differenza
e dormo.
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1972
 
Iseo
Pasqua l’ho fatta in cerca
di una parola buona.
Fino al lago sono andato,
ma calarmi col sole dietro la curva
del lato nord è stato tutto.
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1971
 
Vieni a vedere
Questa è la via
dove bambino
m’innamorai
della figlia del pasticciere.
Vieni a vedere,
tu con la fronte di cera.
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1971
 
Veio
La prima volta era notte, assente la luna.
Sono stato a Veio la seconda volta
non solo, nemmeno in compagnia,
con una storia che non vuole morire.
Mi serve un volto così antico
per consumare l’energia che mi resta.
I rumori di Veio non finiscono di crescere.
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1971
 
Le trattative
Il giorno che le trattative
non avranno senso
ci chiameremo per fare un gioco.
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1971
 
Liceo
Golfino giallo era giorno di scuola,
dove la porti al caldo di maggio…
Ti fece mangiare e dormire.
Sulle spalle un’aria mi riprende.
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1968
 
Esercitazioni di tiro
«Contro bersaglio metri 200 puntate».
– disteso a terra prendere la mira
mi vedono un padre
e due bambini appostati
dietro la sentinella.
«Fuoco».
– la sagoma colpita mi fa saltare.
Date a Cesare Date a Cesare Date a Cesare.
«Raccogliere i bossoli».
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1968
 
Veglia
Nel ronzio delle tubazioni
perde forza il silenzio.
Si comincia a vedere il bianco del soffitto.
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1968
 
La nuca
Troverò un sorriso di luna
su cui poggiare la nuca.
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1965
 
La coppia di fronte
Alle nove dai l’acqua ai fiori
della terrazza, camicetta
e gonna blu. Il marito
in ufficio pensa la sera
– profondi gli occhi
bianche le braccia.
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1964
 
Preghiera
All’astronauta luce
nei voli neri.
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1963
 
Torna mio padre
Sono le sette, poco fa pioveva.
Ascolto un merlo giù nel viale,
passa il filobus pieno di gente,
torna mio padre da lavorare.
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1963
 
Un punto
C’è un punto
che ti spogli
e rimani una fronte.
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1963
 
Prima dell’alba
Di uno squillo in attesa
nel grembo di madre.
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1963
 
Principessa
Come sei vicina nei miei pensieri,
come sei lontana dalle mie dita.
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1962
 
Vigilia di Natale
Tutti s’affrettano a rincasare, sono attesi
nel loro presepio. Tra poco nevica,
s’imbiancheranno le macchine lasciate fuori.
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1962
 
Trevi
Si usciva presto la mattina
prima dei carbonari per vedere l’alba,
si prendeva l’acqua con le mani. A sole alto,
s’ammirava il carattere delle margherite.
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1962
 
Primavera
Si colmano i vasi
della terrazza.
Tra labbro e labbro
i sorrisi.
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1962
 
Venti anni
Un momento sarà sufficiente
per aver tolto lo sgabello di sotto.
Il ramo che mi sostiene piangerà
come neanche mia madre.
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1961
 
Luna
Luna mi cali a piombo
i latrati dei cani,
il tuo latte
costa caro.
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1960
 
Lumaca
Faccio le corna lumaca,
ché il sole mi torna in casa.
Sto a guardare la goccia di rugiada
come fa l’occhiolino.
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1959
 
Il trenino
Nel cortile i bambini
fanno il trenino,
ogni bambino
è un giorno
della mia vita.
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1958
 
 
 
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8 ottobre 2017