La complessità del senso
22 09 2017

Gabrielle

film_gabrielle.jpgGabrielle
Patrice Chéreau, 2005
Isabelle Huppert, Pascal Greggory, Thierry Hancisse, Raina Kabaivanska, Thierry Fortineau, Jeanne Herry.

Gabrielle non è Bovary. Il film di Chéreau, tratto dal racconto di Joseph Conrad (Teodor Jzef Konrad Korzeniowski 1857-1924) Il ritorno, è una rivisitazione intellettuale della crisi della coppia borghese agli inizi del ‘900. Il regista esibisce, specialmente all’inizio e cioè nella presentazione di personaggi e situazioni, lo stile letterario di una novellistica levigata che fa da recinsione alle tentazioni passionali. Il discorso di Jean/Greggory è sottile e distaccato, come se il mondo non lo riguardasse. L’emozione è “controllata” dal contrasto interno, nello svolgimento del racconto, tra le aspettative basate sulla casistica del “tradimento” e l’evoluzione dei personaggi. Jean e Gabrielle attraversano momenti di ribellione e reazione, che alla fine sfociano in un rifiuto “contestatore”, diverso e anzi opposto in lui e in lei, ma comunque tuttaltro che “passionale”, istintivo. La sostanza del contenuto è che i due sono troppo coscienti della crisi che li attanaglia e del contesto in cui si è sviluppata per abbandonarsi a soluzioni “calde”. La regìa è perfetta e l’intrepretazione, specie della Huppert, sublime.

Franco Pecori

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5 settembre 2005