La complessità del senso
17 10 2017

La Torre Nera

The Dark Tower
Regia Nikolaj Arcel, 2017
Sceneggiatura Akiva Goldsman, Jeff Pinkner, Anders Thomas Jensen, Nikolaj Arcel
Fotografia Rasmus Videbaek
Attori Matthew McConaughey, Idris Elba, Tom Taylor, Claudia Kim, Fran Kranz, Abbey Lee, Jackie Earle Haley, Katheryn Winnick, Nicholas Hamilton, Alex McGregor, José Zúñiga, Michael Barbieri, Karl Thaning, Ella Gabriel, Eva Kaminsky, Kenneth Fok.

Una Torre al centro dell’Universo ci protegge dalle tenebre. La mente di un bambino può farla crollare? Dipende da chi sarà il vincitore tra un certo pistolero Roland (Idris Elba) e lo stregone Uomo in Nero (Matthew McConaughey). Otto volumi di Stephen King! E se fossero pure soltanto una manciata di righe, cambierebbe qualcosa? Non per le differenze nella lettura rispetto al film, a un film – fosse pure La Torre Nera del danese Nikolaj Arcel (Uomini che odiano le donne 2009, Royal Affair 2012). Se si continua a far finta di niente quando si tratta di vedere un film tratto da un libro, come fosse corretto un discorso sulla sostanza del contenuto in presenza di una forma (del contenuto e dell’espressione) necessariamente altra e imparagonabile se non fuori da pertinenza, non sappiamo che dire. Sono le conseguenze che di decennio in decennio hanno portato gli studi al grado zero della funzionalità culturale. Chi non si accorge di niente, o finge, può anche non accorgersi di queste righe. Dalla rivelazione di Roland, che la pistola simil western impugnata contro lo stregone sia stata forgiata dall’acciaio della spada di Escalibur, nessuna ferita intellettuale, sincretismo innocuo. Ma certo che la storia chiede letture sincroniche oltre che diacroniche perché un senso ne risulti! E però la boiata non basta mica buttarla lì come fosse normale. Certo si può intuire – diciamo così -, dopo millenni di riflessioni, che il mondo nel quale viviamo non abbia un carattere unitario così idealisticamente omogeneo da riflettersi sulla realtà scientifica, fino a mantenere vive ipotesi come la piattitudine – ci si consenta – del Globo. Siamo campi elettromagnetici, la natura comunica in se stessa, nell’intimità delle particelle, seguendo un cammino precisabile ben più difficilmente di quanto potesse essere  già un secolo addietro. Il mondo non è Unico nel senso in cui lo abbiamo inteso fino a poco fa ed è unico in un senso ben altro. I robot potranno raccontarselo più avanti. E però, fare finta di niente proponendo che la questione sia morale, riducibile alla resistenza di una Torre detentrice e regolatrice, significa – almeno – affidarci ciecamente a un presupposto non rintracciabile. E cioè alla misteriosa energia di Jake (Tom Taylor), un adolescente, la cui mente sarà capace – suo malgrado? boh – di affrontare le “scariche” della Storia, passando da un livello all’altro della Struttura (il Mondo Cardine, il Mondo Medio, la Volontà Malefica (diabolica?) di uno, la Bontà (innata?) di un altro, in un impasto confuso di narrazioni rimescolate manieristicamente secondo i dettami di uno stile di in-distinzione che apre tutte le porte dell’esprimibile in un inefficace (per forza di cose) resumé del tratto percettivo. Ah le Forze Oscure! Ma da Socrate (conosci te stesso) a Freud (l’inconscio) non eravamo stati avvertiti di guardarci dentro? E no, dobbiamo imparare tutto da Matrix e da Tarantino. E ora da Arcel. Il regista fa finta di niente, riduce, ricuce, anestetizza memoria e fantasia, smontando e rimontando sfrenatamente. E allora beccatevi pure le quattromila pagine della saga di Stephen King. Il Cinema non vi disturberà.

Franco Pecori

 

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10 agosto 2017