La complessità del senso
16 12 2017

Dear Wendy

film_dearwendy.jpgDear Wendy
Thomas Vinterberg, 2005
Jamie Bell, Bill Pullman, Michael Angarano, Danso Gordon, Novella Nelson.

Proprio dal gruppo “Dogma 95”, fondato per darsi nel cinema regole rigidissime, continuano a venire film dialettici, nella sostanza e nella forma. Scritto da Lars Von Trier, il film di Vinterberg, conferma una certa vocazione alla provocazione intellettuale, con un racconto “semplice” e inquietante. Protagonista è Dick (Bell), un ragazzo che vive, in una sperduta cittadina mineraria americana, isolato e scontroso. Ha rifiutato di seguire il padre in miniera e sente una profonda mancanza di affetti. S’innamorerà di un oggetto. Dick è un “bravo ragazzo”, come dice lo sceriffo; convinto pacifista, non riesce a staccare gli occhi da una vecchia pistola che trova in un negozio ammuffito. E chiama l’irresistibile amore col nome di Wendy. Proprio alla dolce Wendy scrive (lo vediamo all’inizio) la lettera-confessione, prima della drammatica fine. Che non è soltanto la “ovvia” conclusione armata di una tensione compressa, complessata; ma è l’esito “estetico” di un idealismo pericoloso, che traduce in arma da fuoco la cultura della “forza” interiore, del “riscatto” individuale e settario. Dick ha pure formato un gruppo, gente che odia la violenza e ama le pistole.

Franco Pecori

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23 settembre 2005