La complessità del senso
20 09 2017

Le Ardenne – Oltre i confini dell’amore

D’Ardennen
Regia Robin Pront, 2015
Sceneggiatura Jeroen Perceval, Robin Pront
Fotografia Robrecht Heyvaert
Attori Jeroen Perceval, Kevin Janssen, Veerle Baetens, Sam Lowyck, Jan Bijvoet, Viviane de Muynck, Eric Godon, Rachid Appa, Caroline Stas, Dominique Van Malder, Peter Van den Begin, Kuno Bakker, Brit Van Hoof.

E’ facile che il Noir sappia di Cinema, specie se nel film il genere si presenta con una faccia sfacciatamente “sporca”, una maschera che mentre si vuole nascondere si rivela senza compromessi e non pretende sottintesi, né psicologici né sociologici. Qui tutto è chiaro. Il regista belga Robin Pront, di origini anche olandesi, esordisce nel lungometraggio dopo buone prove nel corto, conquistando la candidatura all’Oscar nella categoria Film straniero (2016). I Cohen e Tarantino sono miraggi indigesti, meglio stare buoni e godersi la vicenda che la sceneggiatura traduce da una pièce teatrale dello stesso Jeroen Perceval. Sul finale avremo una sorpresa che ci ripagherà in parte dell’andamento piuttosto scontato della funzione thriller. Dave (Jeroen Perceval) e Kenneth (Kevin Janssen), due fratelli, con i loro caratteri e con i loro destini diversi, sono costretti a vivere un intreccio per il quale sembrano estranei. Le cose della vita li portano a concludere la loro triste vicenda sulle colline delle Ardenne, “dove tutto è magico”. Si comincia con un flash/antefatto, utile a giustificare il seguito del problematico rapporto. Alcol e droga, una rapina finita male. Dave riesce a squagliarsela, Kenneth si farà quattro anni di carcere.  All’uscita, trova che la sua ragazza, Sylvie, si è legata a Dave. Lo scopre d’intuito, giacché i due non riescono a dirglielo con chiarezza. Kenneth, col suo carattere inquieto e a tratti bellicoso trova difficoltà a trovare lavoro, sarebbe anche ben disposto verso una propria rinascita, ma le occasioni lo portano verso l’abisso. Impulsivo e violento, non evita brutti contrasti e si ritrova con un cadavere da far sparire (l’identità è forse intuibile, ma aspettiamo il finale). Dave, arrendevole e chiuso, lo accompagna verso le colline. Fin qui, abbiamo avuto modo di navigare tra le correnti anche psicologiche dei protagonisti, l'”azione” ha lasciato respirare la vicenda anche interiore dei due fratelli, soprattutto la loro difficoltà a comunicare, a trovare una cifra di comportamento comune. Forse la causa principale del malessere era nel carattere di Sylvie. Pront prova con qualche tocco a darci la sensazione di un’inquietudine che in un paio di sequenze sembra proprio sull’orlo di esplodere. La donna è insoddisfatta degli stravolgimenti di Kenneth e delle “timidezze” di Dave, vorrebbe una vita più regolare, magari un figlio, le attrazioni fisiche non le bastano. Il resto del film lascia spazio a soluzioni meccaniche, in cui una forzosa ironia, anche truce (fonte “culturale”, pesca di seconda mano), fa da guida a una catena di eventi “irreparabili”, lungo i quali non trova più spazio l’umanità delle figure. Film anche attrattivo, ma non certo una proposta di nuovo cinema. 

Franco Pecori

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29 giugno 2017