La complessità del senso
20 09 2017

Disaster Movie

film_disastermovie.jpgDisaster Movie
Jason Friedberg e Aaron Seltzer, 2008
Matt Lanter, Vanessa Minnillo, Gary “G-Thang” Johnson, Nicole Parker, Crista Flanagan, Kim Kardashian, Ike Barinholtz, Carmen Electra.

Non sarà che il vizio di Jason Friedberg e Aaron Seltzer è divenuto ormai incurabile? La coppia di sceneggiatori californiani ha cominciato col nuovo secolo a sfornare parodie di film di successo, creando una scia che sembra non volersi arrestare: dalla scrittura di Scary Movie (2000) e Scary Movie 2, 3, 4 (2006) alla scrittura e regia di Hot Movie (2006), alla scrittura, regia e coproduzione di Epic Movie (2007), 3Ciento – Chi l’ha duro la vince (2008), fino a quest’ultimo Disaster Movie, è stata tutta una serie di “versacci” ai generi, selezionati col criterio della notorietà (“Box Office”) dell’originale. Qui siamo al catastrofico, dalla Preistoria (10.000 AC) a Indiana Jones e Batman, da CloverfieldHulk e Iron Man a Sex and City, con intercalari strampalati che progressivamente intaccano lo spazio-tempo (High School Musical, Non è un paese per vecchi) e amminestrano i materiali alla rinfusa, secondo un concetto burlesco (“spoof-movie”) del cinema, che pare piaccia soprattuto ai popcornisti e ai cinefili più giovani. Certo, per apprezzare l’operazione occorre frequentare spesso le sale, altrimenti il divertimento diverrà del tutto meccanico, privo di feeling. E comunque, rispetto alle prime prove, i due più recenti film hanno accentuato un sapore di esercizio un po’ fine a se stesso. Per paradosso, diremmo che, a volte, un entusiasmo forzato può risultare peggiore di un’autentica malinconia. Con l’accumularsi delle parodie, il vigore satirico si attenua e viene in primo piano il (dis)valore parassitario di film che devono la vita ai loro originali. Del resto, il discorso vale per tutto il cinema, soprattutto di genere, in cui i riferimenti e i rimandi sono consustanziali al quadro delle opere; e in cui il valore estetico (attenzione: l’estetica non è la “filosofia del Bello”!) è proporzionale, per così dire, alla capacità di rielaborazione e ristrutturazione dei materiali in funzione espressiva (in senso forte). Friedberg e Seltzer non devono credere che la loro “ispirazione” sia al riparo da offuscamenti sol perché il cinema continua a produrre i suoi film. Guardando in casa nostra, possiamo attingere alla lezione di “Franco e Ciccio”. Franchi e Ingrassia non erano meno “demenziali”, ma avevano in dote un retroterra teatrale ben indentificabile, al di là del singolo spunto parodistico.

Franco Pecori

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10 ottobre 2008