La complessità del senso
26 09 2017

The Women

film_thewomen.jpgThe Women
Diane English, 2008
Meg Ryan, Annette Bening, Eva Mendes, Debra Messing, Jada Pinkett Smith, Carrie Fisher,  Claris Leachman, Debi Mazar, Bette Midler,  Candice Bergen, India Ennenga.

Qualcuno se ne approfitta perché il popolo delle Scienze della Comunicazione e dintorni, sia pure in crescita, non è ancora abbastanza numeroso da metter bocca nel paragone con l’originale, col film di George Cukor, del 1939, dove, solo per fare un nome, Joan Crawford aveva il ruolo di Eva Mendes, Crystal, la donna che mette in crisi il matrimonio di Mary (Ryan) e la sua amicizia con Sylvie (Bening). Ma facciamolo qualche altro nome: Norma Shearer, Rosalind Russell, Paulette Goddard, Joan Fontaine, Mary Boland. C’è una battuta in questo film di esordio della English, «Dove credi di essere, in un film degli anni Trenta?»: non possiamo credere che si riferisca alle Donne (1939) del regista di Incantesimo (1938, con Katharine Hepburn e Cary Grant). Sarà l’aria stressata del XXI Secolo, sarà la frenesia di voler tagliare il traguardo eliminando il percorso e saltando dalla sitcom televisiva al grande (in teoria) remake di Cukor (e ne fece un altro, nel 1956, David Miller, Sesso debole?), ma non perdiamo la testa pure noi che, in Italia, strafacciamo filmetti della domenica, tutti barzellette “da maestri”. Qui non ci siamo proprio col background, qui l'”alta società” dell’originale si è trasformata in un cicaleccio da magastore, un “vorrei ma non posso” che traduce in un falsetto rapido e insistente l’irrefrenabile discesa verso il trionfo di Molly (Ennenga), agghiacciante bambina “trentenne”, amore della mamma Mary e calamita vincente nella lotta di Adulterio e Fedeltà. Le scarpe e gli abiti d’autore non bastano. E non basta perfino la bravura delle attrici, se la loro tecnica svanisce in una progettualità fredda, imprigionata in un prodotto mediano disdicevole verso la dignità del modello.

Franco Pecori

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10 ottobre 2008