La complessità del senso
18 11 2017

Wonder Woman

Wonder Woman
Regia Patty Jenkins, 2017
Sceneggiatura Allan Heinberg, Geoff Johns
Fotografia Matthew Jensen
Attori Gal Gadot, Chris Pine, Connie Nielsen,Robin Wright, David Thewlis, Danny Huston, Elena Anaya, Ewen Bremner, Saïd Taghmaoui, Lucy Davis, Samantha Jo, Lisa Loven Kongsli, Eugene Brave Rock, Florence Kasumba, Mayling Ng, Dominic Kinnaird, Eleanor Matsuura, Madeleine Vall, Doutzen Kroes, Brooke Ence, Ann Ogbomo.

Diana, ex principessa delle Amazzoni, ora Wonder Woman – una piccola lacuna in tema di mitologia si potrà risolvere con una visitina a Wikipedia, ma può andar bene anche la prima parte del film, tanto non si va al cinema per farsi una cultura -, riconosce il valore del realismo, ovvero si trasferisce tra gli umani e sceglie il possibile. Fin dall’inizio, avverte: «Ciò che uno fa di fronte alla verità è molto più complicato di quanto si pensi». Espressione alquanto approssimativa, ma l’idea la rende. Del resto, è comprensibile che Diana (Gal Gadot), abituata al mondo assoluto, trovi qualche difficoltà nella riflessione nostrana. Patty Jenkins (già regista di Monster 2003) fa subito il meglio per metterci a nostro agio, fa dire a Hippolyta (Connie Nielsen), mamma della bambina futura Wonder Woman: «Diana, torna dalla tua nutrice prima che si licenzi come le altre». Sembra di stare a casa nostra. Passiamo qualche annetto (sullo schermo sono minuti) sull’isola paradisiaca di Themyshira, generoso dono di Zeus, giusto il tempo per ambientarci e renderci conto del salto che la principessa è destinata a compiere. Per stacco, infatti, ci ritroviamo nella Grande Guerra, aerei svolazzanti appena e obbiettivi storici che non necessitano di specifica trasparenza. In origine, l’ideatore del personaggio, William Marston, aveva collocato la vicenda negli anni della Seconda Guerra Mondiale, ma ora il 1918 è sembrato più romantico. La supereroina servirà e come! Intanto, salva dalla morte il capitano Steve Trevor (Chris Pine), venuto giù col suo aereo senza rimedio. Il rigoroso e durissimo addestramento ha reso Diana perfetta nella prestazione fisica e imbattibile nelle arti marziali (un po’ giapponese, ma che importa? certe mosse vincenti sono le più giuste per la mise-en-scène elettronica). I tedeschi sono cattivi, com’è normale aspettarsi, ma non tutti. Solo uno di loro sta progettando la guerra chimica finale (la cattiveria non muore mai, se pensiamo all’oggi). Per Diana, si tratta di Ares, dio della guerra la più cattiva (utile altra visitina a Wikipedia), noi si dovrebbe pensare al Diavolo. Comunque, basterà la spada contro i fucili e i cannoni. Non importa il mezzo, conta l’idea, il punto di vista. E questa volta ci pensa Wonder Woman. Si può riscrivere la storia? «Non c’è un cattivo solo a cui dare la colpa, ognuno (ciascuno) faccia la propria scelta,  per un mondo come potrebbe essere». Un balzo giapponese, un bacio appassionato a Steve, spia in guerra ma uomo recuperabilissimo. Una sortita nella “gioiosa vecchia Londra (orribile! non è per tutti i palati)”, cambio di costumi, spionaggio in vista e poi via con un sano rigurgito di horror finale, energetico e risolutivo. Ma non riveliamo, non è questo il punto. Gli è che lo spettacolo specchia come gli pare e piace. A ciascuno la sua scelta.

Franco Pecori

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1 giugno 2017