La complessità del senso
18 11 2017

Vero come la finzione

film-vero_come_la_finzione.jpgStranger than fiction
Marc Forster, 2006
Will Ferrell, Maggie Gyllenhaal, Dustin Hoffman, Queen Latifah, Emma Thompson, Penny Escher.

Riflettendoci bene,  la scrittrice Karen Eiffel (Thompson) si accorge che ogni suo romanzo finisce con la morte del protagonista. E per il libro che sta concludendo ora, la donna è stata colpita da un vero e proprio blocco creativo, non riesce a concludere il racconto, ossia a trovare il modo di far morire il suo personaggio. Parallelamente, vediamo Harold Crick (Ferrell), agente del fisco, calcolatore maniacale di ciascun atto o gesto della propria giornata, sente la propria “normalità” interrotta da una strana intrusione, una voce che dentro di lui gli “traduce” in racconto tutto ciò fa. Fino a che la “voce” rivela ad Harold che il momento di morire si avvicina. E Harold si agita non poco. Dà così inizio ad una disperata ricerca per cambiare la propria sorte. Si rivolge a un esperto. Uno psicologo? No, uno più vicino alla materia… letteraria. Il professor Jules Hilbert (un Hoffman molto simpatico e arguto), studioso di letteratura, suggerisce: mutare la tragedia in commedia. Questo vuol dire che vita reale e letteratura si rincorrono in una specie di inseguimento strutturale, tra fantascienza e psicoanalisi. Realtà e fantasia entrano ed escono dalla stanza, per così dire, nel folle tentativo di prevalere l’una sull’altra. Harold, per cambiare la propria sorte, si immerge anche in un rapporto amoroso con Ana (Gyllenhaal), una delle sue “prede”, trovata durante la caccia alle tasse eluse. Ed è qui l’illusione della svolta in positivo, di stare vivendo ormai in una felice commedia. Ma proprio la sopravvenuta felicità procura ad Harold una distrazione improvvisa. Per un attimo, smette di dare veste di numero ai propri gesti quotidiani. Il finale merita discrezione. Il merito di Forster sta nel mantenere su un piano di “leggerezza” un tema i cui risvolti si prestano a discorsi anche profondi, sul destino, su come riuscire a cambiarlo, sulle strutture di linguaggio e di comportamento che sottostanno alla vita quotidiana, su tutto ciò che determina gli sviluppi della fantasia e sull’incidenza che questa ha sulle scelte di ciascuno. Merito anche degli attori che bilanciano bene il doppio gioco tra verità e finzione.

Franco Pecori

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2 febbraio 2007