La complessità del senso
26 09 2017

I figli della notte

I figli della notte
Regia Andrea De Sica, 2016
Sceneggiatura Andrea De Sica, Mariano Di Nardo, Gloria Malatesta
Fotografia Stefano Falivene
Attori Vincenzo Crea, Ludovico Succio, Fabrizio Rongione, Yuliia Sobol, Luigi Bignone, Pietro Monfreda, Michael Bernhard Plattner, Dario Cantarelli.

La gabbia sociale che tutti ci contiene, articolata in sezioni e livelli, dà qualche volta sensazioni di libertà, una libertà magari conquistata attraverso trasgressioni o comunque scelte ardite rispetto al sistema. Ma il punto è proprio che non ci accorgiamo come sia il sistema stesso a concederci, da parte sua in tutta “coscienza”, la possibilità di un elastico, tale che il disegno generale non ne venga stravolto. L’educazione dei giovani non è che una fase di sviluppo e conferma. Il controllo del progetto generale vi sarà tanto più attento quanto più rilevante sarà il livello di consenso produttivo da ottenere e conservare tra nuovi individui e gruppi. E’ la filosofia del collegio per ragazzi di buona famiglia, chiamati a formare la futura classe dirigente. Giulio (Vincenzo Crea), figlio diciassettenne di madre vedova, è uno loro. Viene affidato agli educatori di un collegio esclusivo, isolato tra le nevi delle Alpi. Il suo adattamento alle nuove regole di vita, ai princìpi e alle finalità che le governano, costituisce il nocciolo de I figli della notte, film di esordio nella regia di Andrea De Sica, nipote di Vittorio e figlio Manuel. Il controllo, manifestamente paternalistico, sull’educazione degli allievi è esercitato con ferrea discrezione dal personale dell’istituto. In particolare, uno degli educatori, Mathias (Fabrizio Rongione), si prenderà cura di Giulio, delle sue possibili “devianze”, del suo obbligato recupero in vista del traguardo prestabilito, da raggiungere ad ogni costo, ogni costo anche morale. Il ragazzo supera i disagi dell’ambientazione legando con Edoardo (Ludovico Succio), compagno di collegio e intraprendente “trasgressore”. I due amici scopriranno che nelle vicinanze resta aperto di notte un locale con libertà di alcol e sesso. Le fughe attraverso il bosco si susseguiranno, in un progressivo viaggio di vita “alternativa”. In apparenza, saranno atti contro il collegio/sistema, ma i ragazzi non sanno che la loro conquista di libertà è solo apparente. L’incontro con una delle ragazze del locale, Elena (Yuliia Sobol), introduce una dimensione “affettiva” che sembra poter tendere a uno svolgimento più articolato. Ma qui il film, avendo lasciato il quadro più convenzionale delle conflittualità rituali del college, si ferma a delineare la trasparenza simbolica della realtà compromissoria, generata appunto dalla rigidità pedagogica degli interessi economici. Nel quadro dei comportamenti si farà largo l’opportunità delle scelte, le leggi della prassi opportunistica detteranno autocensure ben applicabili a eventi anche drammatici, i quali non attenderanno che la ricomposizione del sistema, indicando in finale la più imbarazzante delle scorciatoie. Andrea De Sica ha il merito di proporsi immediatamente come autore, evitando – non sempre con pieno successo – stereotipie narrative e convenzioni estetiche. E’ comunque apprezzabile l’intenzione di poggiare il racconto specialmente sul carattere del protagonista, lasciando una qualche traccia sentimentale lungo la scia teorica delle finalità sociologiche (il disagio dei giovani, il problema relazionale genitori-figli, la configurazione ideale della classe dirigente). Il tratto espressivo è leggero e consapevole e va considerato al suo giusto livello, di un esordio appassionato.

Franco Pecori

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31 maggio 2017