La complessità del senso
20 11 2017

Zohan

film_zohan.jpgYou Don’t Mess with the Zohan
Dennis Dugan, 2008
Adam Sandler, John Turturro, Emmanuelle Chriqui, Nick Swardson, Lainie Kazan, Rob Schneider.

Che senso ha farsi la guerra? non è meglio aprire un super centro commerciale a New York? Zohan Dvir (Sandler), come membro delle forze speciali antiterrorismo israeliane, è un po’ strano, non riesce a vedere i palestinesi come nemici. O meglio, ha ben altro per la testa e da un po’ di tempo non riesce a cancellare l’idea fissa di tagliare i capelli alle donne. Sì, vuole fare il parrucchiere. Ma con l’incarico non proprio di settore che ha nel suo paese, il progetto gli sembra irrealizzabile o quasi. Perciò si finge morto, così nessuno lo cercherà più ed egli potrà finalmente spogliarsi  dei panni guerreschi e realizzare il suo sogno. E accade che anche il nemico numero uno, il terrorista Phantom (Turturro), passa in secondo piano di fronte al fatto strabiliante che, a Brooklyn, israeliani e palestinesi vivono tranquillamente gli uni a contatto degli altri. Scrappy Coco – così si fa ora chiamare Zohan – non è proprio un maestro nell’arte delle forbici, ma, dotato com’è di qualità sessuali, trova il modo di far “impazzire” di soddisfazione la clientela femminile, specialmente di età matura. Scene paradossali realizzate “sopra le righe” grazie alla tecnica digitale, costruiscono un personaggio tanto inverosimile quanto imbattibile, nel fisico e nell’umore. Tutto bene, divertente, a cominciare dalle prestazioni insolite di Sandler. La regia di Dugan “serve” alla lettera il dettato della meccanica comica, rischiando però nel finale di arenarsi in una secca improvvisa, quando Zohan e Phantom, non contenti di stare finalmente in pace, decidono di unirsi in una battaglia contro un nemico comune, definitivo. L’ideologia dietro l’angolo.

Franco Pecori

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3 ottobre 2008