La complessità del senso
19 11 2017

Miracolo a Sant’Anna

film_miracoloasantanna.jpgMiracle at St. Anna
Spike Lee, 2008
Derek Luke, Michael Ealy, Laz Alonso, Omar Benson Miller, Pierfrancesco Favino, Valentina Cervi, Omero Antonutti, Sergio Albelli, Matteo Sciabordi, Lydia Biondi, Luigi Lo Cascio, Massimo Sarchielli, Giselda Volodi, Giulia Weber, Max Malatesta, Joseph Gordon-Levitt, Johyn Turturro, John Leguizamo, Kerry Washington,  Massimo De Santis.

Non è e non vuole essere un film sulla Resistenza, né su “partigiani e fascisti”, né sulla fede politica degli uni o degli altri, né sulla buona o cattiva sostanza della gente che nel 1944 era in Toscana, tra Pisa e Firenze. I nazisti di Hitler trucidarono,  il 12 agosto a Sant’Anna di Stazema, 560 civili, ma Spike Lee non ha fatto un film-inchiesta. Proprio mentre in una sempre più vistosa percentuale i film che escono in questo periodo sono lanciati come tratti “da una storia vera”, questo Miracolo a Sant’Anna si apre con una scritta su fondo nero che precisa come la responsabilità di quel massacro sia stata dell’esercito tedesco. Detto ciò, si passa al racconto, romanzato e poetico, di quattro Buffalo Soldiers della 92ª Divisione di Fanteria statunitense, che restano bloccati nella valle del Serchio nei giorni dello scontro con i nazisti sulla Linea Gotica. E il dato decisivo è nel colore della pelle, nero, dei soldati americani. La responsabilità del loro imbottigliamento è degli ufficiali bianchi, che non vogliono ascoltare le loro informazioni né le loro richieste e li abbandonano a se stessi. Si dirà che una denuncia così arriva a distanza di 54 anni. Ma è appunto questo tempo che indica l’inquietante attualità di quel tragico episodio di guerra. Il racconto (dal libro “autobiografico” di James McBride) è incorniciato in una doppia graffa “gialla”, in quanto si apre con l’uccisione a sangue freddo di un uomo allo sportello di un ufficio postale e si chiude con un “ricongiungimento” che non conviene rivelare, dopo quella che, in modo fittizio, risulta la lunga confessione-ricordo dell'”assassino” al giovane giornalista che gli chiede il motivo del gesto “assurdo”. I caratteri dei quattro soldati sono delineati abbastanza bene, ma il contesto è verosimile solo nei limiti di una narrazione molto semplificata e volta a suscitare impressioni legate ad una visione di maniera – i tedeschi, la gente del piccolo paese toscano, una certa “umanità” della situazione in un conflitto che si è ormai andato delineando non più come una guerra estesa e frontale ma come una scontro ravvicinato e brutale, una lotta che coinvolge le persone nelle loro case, nella loro dimensione civile. Tuttavia il perno del film è nel “miracolo” dell’incontro tra Sam (Omar Benson Miller), il soldato-bambino, il «gigante di cioccolato» che affascina e imbambola con la propria generosa ingenuità fiabesca anche i commilitoni perfino nei momenti di maggiore violenza, e Angelo (Matteo Sciabordi), il ragazzino da lui trovato e salvato, il quale gli resta attaccato come ad una mamma mentre, «bum-bum», tutto scoppia d’intorno. Un filo di “negritudine” fa correre la mente ai soldati afroamericani (uno di loro impersonato dallo stesso Derek Luke) nell’inferno notturno dell’Afghanistan, come ce li ha raccontati Robert Redford nell’impressionante episodio di Leoni per agnelli (2007); e più indietro, restando all’Italia, al bambino napoletano con il soldato Joe in Paisà di Rossellini (1946). Ma certo il paragone non è artistico. Purtroppo, Miracolo a Sant’Anna è ben lontano dallo stile asciutto che caratterizza la poesia di Rossellini; e la solitudine nemica, maledetta, buia della notte afghana in quella micidiale sequenza di Redford sembra espressivamente inarrivabile. Colpisce comunque, sia pure in una costruzione diluita e appesantita da momenti di ovvietà, l’intento poetico di Lee, la passione del regista per certi contenuti impegnativi e inusuali, a partire da Fai la cosa giusta (1989) a La 25ma ora (2002), Lei mi odia (2004), Inside man (2006).

Franco Pecori

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3 ottobre 2008