La complessità del senso
22 09 2017

Le donne e il desiderio

film_ledonneeildesiderioZjednoczone Stany Milosci
Regia Tomasz Wasilewski, 2016
Sceneggiatura Tomasz Wasilewski
Fotografia Oleg Mutu
Attori Julia Kijowska, Magdalena Cielecka, Dorota Kolak, Marta Nieradkiewicz, Andrzej Chyra, Lukasz Simlat, Tomek Tyndyk.
Premi Berlino 2016: sceneggiatura.

Il regista polacco Tomasz Wasilewski, nato nel 1980, al suo quarto lungometraggio, ha già avuto modo si farsi apprezzare nel giro dei festival, da Karlovy Vary a Mannheim-Heildelberg, dal Tribeca alla Berlinale, dove nel 2016 è stata premiata la sceneggiatura di quest’ultimo lavoro, il cui titolo suonerebbe in inglese come United States of Love. Wasilewski coglie un’aggregazione di istanze femminili, unificabili sotto la bandiera del desiderio, dall’erotismo compresso alla malinconia per un traguardo non raggiunto e sfumato nel grigiore. Qui interviene il contesto che l’autore non ha vissuto in prima persona ma che può ancora ricostruire guardandosi semplicemente attorno. Il film è ambientato nella Polonia del 1990, la caduta del Muro di Berlino è del 9 novembre 1989. La lunga separazione forzata tra le due zone della civiltà occidentale (il Muro fu eretto nel 1961) ha lasciato segni difficili da cancellare. Visto dal lato femminile, il panorama è triste, anche se l’atteggiamento delle quattro protagoniste non trasmette senso di resa. Agata (Julia Kijowska), Iza (Magdalena Cielecka), Renata (Dorota Kolak) e Marzena (Marta Nieradkiewicz) vivono una vita che non è la loro, come il film che vediamo a colori: lo rivediamo in un bianco e nero della  memoria, quasi una minaccia di disvelamento contro le nostre abitudini spettacolari, di effetti elettronici verso mondi terribilmente fantasiosi. Carnali e trasparenti, corpi appesantiti nella rinuncia d’amore, le donne di Wasilewski mostrano l’attesa di una vita nuova, la voglia di un’apertura, di una breccia, di una prospettiva che dal sesso approdi alla goduria piena, non più pregiudizievole. Le quattro frustrazioni appartengono allo scenario periferico di una città di quartieri nuovi e di nuovo tristi, pieni di vuoto geometrico, ridondanti di silenziosi incontri, insoddisfacenti. La scuola non serve a Iza, lei la dirige pensando inutilmente al medico da cui ha avuto una figlia; il prete non serve ad Agata, sposa infelice; a Renata non servono le finzioni teatrali attivate sul pianerottolo di casa verso la vicina Marzena, giovane bellezza impossibile da sognare e forse anche da fotografare. Sesso e omosesso, nudità e prestazioni, desideri e imposizioni, pensieri nascosti e provocazioni mostruose si accumulano in un cono di sapore acidulo che lascia amareggiati nella prospettiva tutt’altro che compiuta di un recupero storico molto arduo se non disperato.

Franco Pecori

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27 aprile 2017