La complessità del senso
17 12 2017

Il matrimonio di Lorna

film_ilmatrimoniodilorna.jpgLe silence de Lorna
Jean-Pierre Dardenne & Luc Dardenne, 2008
Jérémie Renier, Arta Dobroshi, Fabrizio Rongione, Alban Ukaj, Morgan Marinne, Olivier Gourmet, Anton Yakovlev, Grigori Manoukov, Mireille Bailly.
Cannes 2008, Jean-Pierre Dardenne & Luc Dardenne: sceneggiatura.

E pedina pedina, i Dardenne cedono infine alla tentazione di allargare lo sguardo, dalla “nuca” dei protagonisti all’ambiente circostante (Liegi). Con la bisaccia d’autore appesantita da ben due Palme d’Oro (Rosetta, 1999, L’enfant – Una storia d’amore, 2005), i registi fratelli hanno comunque intascato un altro premio a Cannes, per la sceneggiatura. Difatti, la cinepresa, pur non smettendo di “curiosare” nei singoli momenti della triste esistenza di Lorna, ragazza albanese trafficante (per sé e per altri) di matrimoni di convenienza (per l’acquisizione della cittadinanza belga da parte di immigrati dall’est europeo), presta un po’ più di attenzione alla scrittura del film, intesa come piano narrativo pre-scritto. E se ne L’enfant il teorema ideologico («Lavorare è da coglioni») si faceva dimenticare grazie alla “ricchezza” dei dati comportamentali del protagonista (Bruno/Jérémie Renier), qui la “felicità” ritrovata, intima e contestatrice, di Lorna, che si convince di essere incinta per rifugiarsi nella “compagnia” del piccolo nascituro (lo avrebbe concepito per uno slancio affettivo verso Claudy/Renier, il “tossico” suo finto marito e vittima predestinata del malaffare matrimoniale), sa di progetto studiato a tavolino e la metafora finisce per prevalere sulla bravura dell’attrice kosovara Arta Dobroshi. La tematica dei nuovi diseredati, accomunati dalle disgrazie della droga e dalla necessità di sopravvivenza in un mondo “avanzato” che difende i propri privilegi, sale in primo piano, attenuando la valenza interiore del dramma.

Franco Pecori

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19 settembre 2008