La complessità del senso
18 11 2017

Il papà di Giovanna

film_ilpapadigiovanna.jpgIl papà di Giovanna
Pupi Avati, 2008
Silvio Orlando, Alba Rohrwacher, Francesca Neri, Ezio Greggio,  Serena Grandi, Paolo Graziosi, Sandro Dori, Edoardo Romano, Chiara Sani, Valeria Bilello, Rita Carlini, Antonio Pisu, Manuela Morabito, Gianfranco Jannuzzo, Lorena Miller.
Venezia 2008, Silvio Orlando Coppa Volpi.

Bravi gli attori. E non solo Orlando. Ma con Avati regista è quasi un’ovvietà. Meraviglia comunque, in positivo, che la giuria di Venezia abbia premiato con la Coppa Volpi il “tono minore”, chiave solitamente non riconosciuta per l’accesso nella stanza delle “grandi interpretazioni”. Il film, del resto, è concepito e girato nel rispetto, viene da dire, del personaggio del professor Michele Casali (Orlando), sulla cui psicologia si riflette, come in uno specchio, un intero mondo piccolo piccolo, patetico e a tratti delicatamente grottesco, che sembra esaurire in sé anche il portato storico e sociale della vicenda. Ambientato nella Bologna del 1938, il racconto non ha nulla del thriller, né su chi sia l’assassino né sulle motivazioni “nascoste” del misfatto. Tutto si capisce senza fatica, grazie alla perfetta (anche troppo) trasparenza della sceneggiatura. Se mai, il problema è che, arrivati a metà, non c’è più niente da attendersi. L’attenzione resta allora ancorata alla maestria di Avati nell’esprimere com-passione per le sue creature, per la loro sofferenza privata e per il penoso contesto in cui vivono; e nel trasmetterci questo sentimento sotto la forma di un ricordo confidenziale, autentico, solo a tratti contaminato da fuggevoli lapsus sub-felliniani. Eppure, l’ostinazione di Michele nel recintare e proteggere il proprio comportamento di padre gravemente disturbato verso la figlia Giovanna (Rohrwacher) su cui proietta le conseguenze del falso rapporto con la moglie Delia (Neri) va ben al di là del problema psicoanalitico. Il nascondere sé a se stessi, il chiudersi nelle proprie bugie non è certo il modo migliore per assumersi le necessarie responsabilità verso la storia, verso i destini dell’epoca in cui si vive. In questo senso, al di là della quasi-simpatia del personaggio interpretato da Greggio (l’agente politico, dirimpettaio, amico, padrino di Giovanna e innamorato di Delia), Avati non è stato per niente tenero col fascismo.

Franco Pecori

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12 settembre 2008