La complessità del senso
26 09 2017

Chi salverà le rose?

film_chisalveraleroseChi salverà le rose?
Regia Cesare Furesi, 2016
Sceneggiatura Cesare Furesi, Guido Furesi, Paola Mammini 
Fotografia Giuseppe Pignone
Attori Carlo Delle Piane, Caterina Murino, Lando Buzzanca, Antonio Careddu, Philippe Leroy, Guenda Goria, Massimiliano Buzzanca, Eleonora Vallone, Ignazio Chessa, Maurizio Pulina, Antonio Luvinetti, Pie Luigi Alvau, Matteo Gazzolo, Paolo Palmieri.

Due nonni, una figlia, un nipote. Un poker di fine vita. Il gioco delle carte che non è un gioco, è ben altro. Si sa, ma dobbiamo dirlo. E nemmeno la morte è un gioco, così come la vita e come l’amore. Se amore e poker si uniscono in un’intimità insolvibile, chi potrà estrarre dalla vincita/perdita il senso più vero? Valeria (Caterina Murino), la figlia di Giulio (Carlo Delle Piane), giocatore al massimo livello distrutto dal poker e consumato fino alla vecchiaia da un amore speciale, non replicabile per quanto “rintracciabile” nei residui piccoli gesti di una quotidianità ormai consunta, lascia al padre il diritto di imporre il proprio gioco, tragico in finale. Dopo l’ultima partita, delegato il nipote Marco (Antonio Careddu) investito di un proseguimento “metafisico” del gioco, resta la domanda sulle rose, ben più importante del riassetto dei conti di famiglia. Le rose, curate quasi in un delirio esclusivo e carnale in nome di un’unione affettiva indissolubile, di Giulio e Claudio (Lando Buzzanca), restano l’oggetto più reale, più verosimile e meno deperibile, pur ridotte in un vaso che non chiede altro – sembra – se non un ricambio d’acqua e un po’ di luce. Le rose, rosse, guardano da un angolo all’altro della stanza dove Claudio giace a letto senza troppa speranza. L’arte esibizionista ed egocentrica dell’attore, qui sintesi di un’impostazione rimasta coerente in tutta la sua vita artistica (il sorriso sarcastico e insieme accattivante, compulsivo nella richiesta di comprensione, è un tema a sé, che può essere centrale), chiede e ottiene l’attrattiva di una dissoluzione incontestabile, che trascina nell’oltre il destino di tutti, non solo di Giulio, amore anziano rimasto bambino, portatore di affettuosità viscerale e profondamente “innocente”. I due innamorati se ne vanno, la loro storia è consumata, indicibile quanto notabile nella mostra dettagliata di cose e gesti che richiamano la cura del “reale” del cinema italiano  postbellico (Umberto D, per esempio). Ma è passato un millennio, ora il problema restano le rose. Carlo Delle Piane, 81 anni compiuti il 2 febbraio scorso, chiama tutto se stesso, corpo e anima come si dice, a sublimare in una sintesi commovente l’arte “minore” di un attore capace di offrirsi alla verifica di un’equivalenza estrema, di piccoli-grandi ruoli, nell’immedesimazione dimostrativa di un trait d’union vertiginoso, dal “Cicalone” di Un americano a Roma (1954) all’avvocato Santelia di Regalo di Natale (1986). Le rose del film vivono soprattutto del suo sentimento. è ad esse che dobbiamo domandare: “Qual’è la favola vera?”. Il resto è regia. Cesare Furesi (Alghero, 1957), al suo primo film, esegue rispettosamente lo script alquanto letterario e non resiste, come in un’opera prima che si rispetti, alla tentazione di lasciare lunghi i tagli in moviola.

Franco Pecori

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16 marzo 2017