La complessità del senso
26 09 2017

Slam – Tutto per una ragazza

slam_slamtuttoperunaragazzaSlam – Tutto per una ragazza
Regia Andrea Molaioli, 2016
Sceneggiatura Francesco Bruni, Ludovica Rampoldi, Andrea Molaioli
Fotografia Daria D’Antonio
Attori Ludovico Tersigni, Barbara Ramella, Jasmine Trinca, Luca Marinelli, Pietro Ragusa, Fiorenza Tessari, Gianluca Broccatelli, Fausto Maria Sciarappa, Tony Hawk, Lidia Vitale.

Se non capisci la filosofia dello skateboard, la “tavola” per lo sport estremo nato in California all’alba degli anni Cinquanta, ti sembrerà strano il comportamento del sedicenne Samuele (Ludovico Tersigni). Il ragazzo sembra non pensare ad altro, anche se a scuola ha buoni voti in filosofia e in italiano. Accanto al suo letto campeggia il manifesto di Tony Hawk, il più bravo skater di sempre, la cui biografia pare vada saputa alla lettera. Il film è tratto dal romanzo dell’inglese Nick Hornby, “Tutto per una ragazza” (Guanda, 2008). Consiglierei anche la visione di un paio di film: il documentario di Stacey Peralta Dogtown and Z-Boys (2001, arrivato da noi nel 2005), sui pionieri della tavola a rotelle, il trionfo negli anni ’70, il declino negli ’80 e il nuovo successo nei ’90; e Paranoïd Park di Gus Van Sant (2007), sull’apparente e drammatica indifferenza del sedicenne Alex, sempre in giro col suo inseparabile skateboard. Nelle evoluzioni esagerate, la cultura pop e l’ideale della performance al limite del possibile nelle piscine svuotate di Beverly Hills. Per Tony Hawk, “Lo skate è fare il meglio che puoi e apprezzare chi fa altrettanto”. Si tratta di un’attività esclusiva, che non lascia posto ad altri pensieri. Per esempio, innamorarsi di una ragazza e avere un figlio con lei: quando mai? A prima vista, il tema del film di Andrea Molaioli (La ragazza del lago 2007, Il gioiellino 2010) sembra essere: La disgrazia di diventare genitori a 16 anni. Ma in verità, notiamo subito in Sam (Ludovico Tersigni) un atteggiamento “difensivo”. Chiuso in sé e apparentemente annoiato dalle stesse opportunità offertegli dalla giovane madre, Antonella (Jasmine Trinca) – già lei ha avuto in sorte un figlio da adolescente, appunto Sam, e ora se la cava da sola, separata dallo squinternato Valerio (Luca Marinelli) -, il ragazzo dà l’idea di volersi difendere dal normale “circo” relativo alla sua età. La tavola con le ruote, così importante per lui, non è forse una forma di autogestione preventiva? Vedremo che lo skate non basterà a salvarlo del tutto, forse perché è anche vero che l’onda della moda viaggia ormai su una scia lunga di decenni che ne hanno fatalmente attenuato la forza d’urto e la tavola entra nei salotti della gente “evoluta”. Qui è il punto debole del film, delle sue ragioni profonde, in questa contraddizione strutturale, per cui la difesa-skate risulta formale e non serve a evitare il problema. Infatti Sam, per far contenta la madre, l’accompagna a una festa di amici e lì trova Alice (Barbara Ramella), anche lei sedicenne, resta fulminato dal suo sguardo e catturato dalla sua intraprendenza, questa sì aggiornatissima, in linea con la spumeggiante cresta del surfing attuale. Qui sappiamo già tutto per immaginare lo svolgimento, sarà questione di garbo e accuratezza nell’assemblare le conseguenti situazioni. E Molaioli ha già dimostrato di avere qualità per non restare impantanato nel banale, risolve quindi in chiave di “leggerezza” il susseguirsi delle probabilità, con delle punte di provocazione comica  che sfiorano l’irresistibile, come il confronto di Antonella e Valerio, presente Sam, dalla psicologa. Dall’evento “inevitabile” entra in scena la creatura che cambia la vita di tutti, i due genitori teneri, le due famiglie contrapposte per abitudini e mentalità e insomma tutto un mondo in assestamento provvisorio. Ed è questa l’altra chiave di lettura possibile, più generale, dell’intreccio dei codici. Da provenienze diverse, le idee, i princìpi, le abitudini, gli intenti di vita individuale e sociale si confrontano e, secondo quella che sembra un’inerzia per un destino necessario seppure non conosciuto, rimescolano le carte di un gioco che, per il momento, può chiamarsi famiglia allargata, disponibilità a una nuova visione prospettica, forse per un socialismo ormai non più che “social”, forse in una convivenza paradossalmente di nuovo “esclusiva”, in un turbinio globale da cui si va trovando un qualche riparo. La “tavola”, che non è mai stata un oggetto semplice, rinnova la sua identità, gioco nei giochi. Ben diretti, gli attori rispondono sul filo di una presenza autentica al progetto della regìa, un progetto che, pure virando sul verso della commedia, non tralascia il fondo metaforico vagamente inquietante dei due film precedenti, soprattutto del primo. 

Franco Pecori

 

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23 marzo 2017