La complessità del senso
22 11 2017

Le cronache di Narnia: Il principe Caspian

film_lecronachedinarnia2.jpgThe Chronicles of Narnia: Prince Caspian
Andrew Adamson, 2008
Liam Neeson, Ben Barnes, Warwick Davis, Georgie Henley, Skandar Keynes, William Moseley, Anna Popplewell, Ben Barnes, Sergio Castellitto, Alicia Borrachero, Peter Dinklage, Pierfrancesco Favino.

La porta attraverso cui si entra a Narnia non è più l’armadio nella casa del vecchio professore bensì la metropolitana di Londra. E’ passato un anno dall’avventura della prima “cronaca” (Il Leone, la Strega e l’Armadio), ma a Narnia sono passati 1.300 anni. Il regno magico è popolato dai Telmarini, dominati dal cattivo Lord Miraz (un Castellitto esecutore fiabesco). Al suo fianco l’infido Lord Glozelle (un Favino che non riesce a fare la faccia feroce). I narniani sognano che riviva il loro antico mondo magico. Forse il leggendario leone Aslan, saggio e buono, capace di comandare agli alberi della foresta e alle acque del fiume potrà ancora aiutarli. Lo farà andando in soccorso alla piccola Lucy e ai suoi tre fratelli, Peter, Susan, Edmund. I ragazzi tornano a Narnia chiamati dal giovane principe Caspian (Barnes), erede al trono. Il nemico è lo zio Miraz. E scorre la seconda “cronaca” di un mondo parallelo che si apre ai sogni e alle speranze di tutto un pullulare di esseri straordinari, mimetici sostituti dei caratteri umani, esemplari testimoni di un’evoluzione passata eppure a venire. Dal romanzo fantasy di C. S. Lewis (1951), il film targato Walt Disney conferma l’inequivocabile senso nostalgico di un quadro di valori perduti, che la magia dovrebbe restituirci. Ai ragazzi il compito di trasmettere l’energia e la fiducia alle nuove generazioni. Sul piano stilistico, il film risulta alquanto diluito nella narrazione e nell’offerta delle “sorprese” spettacolari. Adamson usa con moderazione gli effetti speciali, lasciando agli animali parlanti un ruolo quasi-naturale. E i quattro protagonisti, ormai grandicelli, hanno l’aria di non veder l’ora di entrare finalmente in una vita vera. Il principe ci fa un po’ la figura dello spaesato, in bilico tra sogno e realtà. Forse non è poi così necessario dissociare la fantasia dei piccoli spettatori, facendoli entrare ed uscire dal Medioevo mentre stanno smanettando sui giochi elettronici.

Franco Pecori

Print Friendly

14 agosto 2008