La complessità del senso
22 11 2017

Billy Lynn – Un giorno da leone

film_billylynnBilly Lynn’s Long Halftime Walk
Regia Ang Lee, 2016
Sceneggiatura Jean-Louis Castelli
Fotografia John Toll
Attori Joe Alwyn, Kristen Stewart, Chris Tucker, Garrett Hedlund, Makrnzie Leigh, Vin Diesel, Steve Martin, Brian “Astro” Bradley, Arturo Castro, Ismael Cruz Cordova, Barney Harris, Beau Knapp, Mason Lee, Ben Platt, Tim Blake Nelson, Deirdre Lovejoy, Bruce McKinnon, Laura Lungy Wheale, Richard Allen Daniel, Azim Rizk, Randy Gonzalez, Matthew Barnes, Katrina Pettiford, Erin Moore, Elizabeth Chestang.

Grazie Bravo! Nel Giorno del Ringraziamento, i ragazzi del reparto Bravo sono festeggiati nel Texas per l’eroismo in Iraq. La loro azione è stata ripresa dalla telecamera di un Tg.  Fuochi d’artificio, inno nazionale e ballerine allo stadio nell’intervallo della partita di football. Ce lo racconta Ang Lee, tornando a una visione storica, dopo la Lussuria del 2007 (Leone d’Oro). Ma mentre allora si trattava di una storia torva e dolorosa ambientata nella Cina del 1938-’42 (la Shangai dell’occupazione giapponese, il collaborazionismo e l’attività clandestina degli oppositori), qui siamo ai nostri giorni. Diciamo storia perché il film ha l’aria di un’attenta riflessione sul senso che una certa attività militare può avere, al di là dell’attualità dei fatti. Dopo I segreti di Brokeback Mountain (Leone d’Oro 2005 e Oscar per  la regia 2006), con cui il regista offriva la novità del sesso esplicito nientemeno che tra due cowboys del Wyoming, ora Lee entra a piedi pari nel contesto ambiguo della questione irachena, soprattutto riguardo ai costi umani delle azioni sul campo, lontano dalla patria e in patria, sui risvolti privati e sociali dell’eroismo in una guerra che “si vuole trasformare in qualcosa che non è”. La riduzione a stereotipo del “ritorno a casa” del soldato, non sarebbe giusta. Lo sguardo del regista taiwanese non è ingenuo, mira allo stridore critico tra i diversi piani della storia, molto difficili da comporre. Lo spettacolo celebrativo dovrebbe servire a rendere onore ai giovani combattenti e soprattutto al diciannovenne soldato semplice Billy Lynn (Joe Alwyn). Al di là delle apparenze “gloriose”, basterà il breve tempo della rimpatriata concessa per le celebrazioni perché ci si accorga, dai diversi punti di vista – di chi in America continua la propria vita con i propri interessi e di chi nell’attesa di tornare a combattere sogna, soffre e riflette sul proprio destino e su quello del proprio paese – di come non proprio tutto il complesso della realtà coincida col quadro armonioso e glorioso che la “rappresentazione” ne vuol dare. Billy è sottoposto allo stress di dover tradurre a parole le emozioni e il profondo dolore provato nel gesto “eroico” al quale s’è visto “costretto” durante uno degli scontri in Iraq; e mentre gli sovvengono immagini di quei momenti traumatizzanti, tutto intorno a lui splende di una strana “gloria”, giustificativa per una società non proprio pacifica, anche nei dettagli. Non sarà facile per il giovane soldato semplice decidere di tornare laggiù, a combattere mentre lascia a casa la sorella, contraria a quel modo di “esportare la democrazia”, eppure ragione stessa della scelta di arruolarsi per l’Africa. In più, durante lo spettacolo celebrativo, scocca la scintilla tra Billy e Kathryn (Kristen Stewart, la Bella di Twilight). Se ne parlerà a missione compiuta. Già, ma quale missione? Ang Lee ci lascia l’interrogativo in maniera quasi sarcastica, coinvolgendo in particolare anche per un aspetto tecnico-professionale un certo mondo cine-televisivo, con lo spazio che dà al tentativo di uno scaltro produttore di sfruttare l’occasione per realizzare un film sulle imprese del reparto Bravo. Il quadro generale è di una scarsa qualità umana, mentre si salvano le istanze soggettive, dei soldati e delle persone che, pur nella società disponibile ai più cinici compromessi per il profitto, ascoltano ancora l’impulso di una ragione sentimentale: come quando in battaglia il sergente Shroom (Vin Diesel), prima di lanciarsi contro il nemico sussurra a ciascuno della squadra “Ti voglio bene”, o come il tenero e appassionato bacio che, dietro le quinte della scenografia spettacolare, sugella la promessa sentimentale di  Billy e Kathryn. Purtroppo il 3D con la qualità tecnica della ripresa scelta da Ang Lee – 120 fotogrammi al secondo – non troverà adeguata rispondenza in molti schermi del circuito, ma siamo in una fase di passaggio, si sa, nel cinema e in altre tecnologie.

Franco Pecori

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2 febbraio 2017