La complessità del senso
19 11 2017

xXx Il ritorno di Xander Cage

film_xxxilritornodixandercagexXx: The Return of Xander Cage
Regia D.J. Caruso, 2017
Sceneggiatura Chad St. John, F. Scott Frazier
Fotografia Russell Carpenter
Attori Vin Diesel, Donnie Yen, Deepika Padukone, Kris Wu, Samuel L. Jackson, Ruby Rose, Tony Jaa, Nina Dobrev, Rory McCann, Toni Collette, Samuel L. Jackson, Hermione Corfield, Tony Gonzalez, Michael Bisping, Al Sapienza, Andrey Ivchenko, Shawn Roberts, Nicky Jam, Ariadna Gutierrez-Arevalo.

Aldo che scorrazza per gli spazi virtuali dove regnano i forzuti vincenti e i salvatori del mondo? Ma no, è un abBaglio! una superficiale e ingannevole somiglianza (e magari nessuno ci avrà nemmeno fatto caso). Qui di comico non c’è molto. Quando mai Vin Diesel ha fatto ridere? La sua, nei panni di Xander Cage, è una roba serissima. La si deve prendere così, se si vuole stare al gioco. Qui, per piacere, si fantastica in piena coscienza e si parteggia soddisfatti, in totale economia ematologica, nessuna secchiata di sangue e nessuna ambizione di cinema “alto”. Al di là del Bene e del Male, contro ogni manierismo ludico, mister xXx si dimentica di essere morto nella vita (film) precedente e voilà eccolo di nuovo, simpatico, dinamico (sarebbe piaciuto ai futuristi?), imbattibile. Vintage con lo skateboard – ricordate gli Z-Boys di Venice in California, adolescenti estremi nelle piscine vuote dei ’70 e poi degli ’80 e ’90 (non mancarono documentari, fino al drammatico Paranoïd Park di Gus Van Sant, 2007) -, il fenomeno dalle tre x vola con la moto sulle auto e si lancia sui tir in autostrada, per lui non fanno differenza i vuoti del cielo e i “pieni” durissimi delle foreste di metallo di cui s’infoltisce la metropoli nemica. Raccontare in sintesi la nuova avventura, specie se non si fosse visto il precedente (XXX di Rob Cohen, 2002, con lo stesso Diesel e con Asia Argento), sarebbe fare un affronto alla struttura del film, poggiata sul “quantum” più che sul “perché”. Anche qui, l’agente NSA, Augustus Gibbons (Samuel L. Jackson),  presiede e controlla, protegge e instrada il superdinamico eroe. E vedrete figure femminili perdere di peso – diciamo così – nella destrezza estrema dell’agire pur mantenendo intatta l’attrattiva del corpo. Deepika Padukone è Serena Unger, Ruby Rose è Adele Wolff. Tuttavia il quantum è un oggetto più complesso di quel che si creda. Non staremo qui a complicarci la vita a certi livelli superiori, diciamo soltanto che la mente corre al fenomeno Pokémon Go, esploso nel luglio scorso e già – così pare – riposto negli armadi della memoria corta. Il gioco della Realtà Aumentata – lo abbiamo scritto in quella occasione – pone il problema di una “immedesimazione” realistica, secondo la quale “l’immaginario sopravanza e sostituisce la realtà trasformandola in… immaginario”. Ciò vuol dire che, a fronte di un film come lo “Xander Cage” di cui stiamo ragionando, la frase fatta “eh ma si tratta di un film” assume valore molto relativo e tutto quello che ne consegue turba – per così dire – o comunque incide sulla la coscienza del vivere. La riduzione della distanza tra linguaggio e realtà comporta una relativa cancellazione della realtà e una sostituzione, almeno inconscia, dell’orizzonte operativo. Possiamo dire che “realmente” ci di-vertiamo. E visto che ci siamo, diciamo anche che tale di-vertimento è rintracciabile in situazioni contestuali anche non vicine nel tempo. Basti ri-pensare alla ritrattistica delle grandi stagioni della pittura (i Duchi di Urbino, di Piero della Francesca, sono della metà del XV secolo) o – perché no – allo “spettacolare” Giudizio di Michelangelo nella Cappella Sistina (XVI secolo). Serenità, dunque, seguiamo di-vertiti non più di tanto le prestazioni di un xXx che ci rassicurano sulla protezione da catastrofi planetarie sempre possibili per la malevolenza antagonistica di qualche genio negativo, pronto a gestire oggetti pericolosi contro di noi poveri cristi. Stavolta si tratta di una scatoletta elettronica dai poteri ultraextra, nominata niente meno che Vaso di Pandora. Occorre assolutamente rintracciarla e riportarla a casa, prima che il mondo venga distrutto. Le armi che vengono usate nella lotta dislocata per lungo e per largo, in alto e in basso per il globo, non si trovano certo  (ancora) nel megastore più vicino; ma del resto, nemmeno nemici come l’agente alfa Xiang (Donnie Yen) s’incontrano lungo le piste ciclabili metropolitane. Qui le pallottole si schivano con un colpo di reni. E prendiamolo come un invito a curare la salute del corpo.

Franco Pecori

 

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19 gennaio 2017