La complessità del senso
26 09 2017

Il cavaliere oscuro

film_ilcavaliereoscuro.jpgThe Dark Knight
Christopher Nolan, 2008
Christian Bale, Heath Ledger, Gary Oldman,Michael Caine, Morgan Freeman, Maggie Gyllenhaal, Aaron Eckhart, Eric Roberts, Anthony Michael Hall, Monique Curnen, Michael Jai White, Nathan Gamble, Joshua Harto, Chin Han, Melinda McGraw, Nestor Carbonell.
Oscar 2009: Heath Ledger atnp.

Comico e tragico come un clown, l’anarchico Joker non ce la fa a restare in secondo piano. La storia infinita di Batman lo carica, al fine, di reponsabilità filosofiche esagerate, la morale salta in aria, il divertimento va in frantumi. Sembrano passati mille anni dalla prima versione cinematografica del fumetto di Bob Kane (Leisle Martinson, 1966). Qui non si tratta più di salvare l’America dal Male. I malviventi, i mafiosi, sono pupazzi senza peso. Dopo i due Tim Burton (1989, 1992) e i due Joel Schumacher (1995, 1997), Chistopher Nolan aveva già dato cenni di calo dell’umorismo con il racconto giustificazionista delle origini dell’uomo-pipistrello, orfano di genitori ricchi assassinati una sera all’uscita da teatro. (Batman Begins, 2005). Ma ora, altro che volgari delinquenti a Gotham City. La questione si è fatta più profonda, la catastrofe incombe sulla consistenza interna della società. E alla maschera psico-criminale di Joker/Ledger è affidato il compito di risvegliare le coscienze assopite di uomini prigionieri, nel bene e nel male, dei loro “piani” d’ordine. Le scene spettacolari non mancano, servite però da effetti che il computer rende sempre più “normali”. Rilevante piuttosto un certo tono di forza “antica” negli scontri che Batman, in alcuni momenti, “accetta” di sostenere quasi ad armi pari (scazzottate tipo western) mentre potrebbe avvalersi di mezzi ben superiori, come del resto fa in altri momenti. La vera suspense tuttavia è psicologica ed è esibita in stile teatrale, con le tirate virtuosistiche di Ledger. Bravo l’attore, ma il senso residuo del personaggio è di un’anarchia vissuta come disturbo della mente, malattia “organica” all’insicurezza di cui saremmo tutti prigionieri. Tanto che, in chiusura, lo stesso Cavaliere Oscuro si arrende ad un destino che non lo vuole più eroe salvifico, lasciandoci presagire tempi persino più cupi. Vuoi vedere che, in un paese che non sarà “per vecchi”, incontreremo quell’altra maschera, più fredda e tristemente convincente, di Anton/Bardem? Ci sarà modo di continuare il discorso. Bisognerà solo evitare di perdersi, come invece si rischia durante il Dark Knight, in situazioni non chiare, in pieghe del racconto che sovraccaricano di inutili complicanze la vicenda, disperdendola in un miscuglio non sempre ben dosato di fantasia, avventura, azione, thriller, poliziesco.

Franco Pecori

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23 luglio 2008