La complessità del senso
20 11 2017

Collateral Beauty

film_collateralbeautyCollateral Beauty
Regia David Frankel, 2016
Sceneggiatura Allan Loeb
Fotografia Maryse Alberti
Attori Will Smith, Edward Norton, Keira Knightley, Michael Peña, Jacob Latimore, Kate Winslet, Helen Mirren, Naomie Harris, Enrique Murciano, Kylie Rogers, Jacob Latimore, Natalie Gold, Liza Colon-Zayas, Shirley Rumierk, Jimmy Palumbo, Ayden Hernandez, Jesse Ray Sheps.

L’Amore, il Tempo, la Morte. Se vi pare poco… Eppure è la struttura su cui è costruito il film di David Frankel. E non si tratta della struttura sottesa al racconto, ma è essa stessa parte essenziale del racconto. Il regista (Il diavolo veste Prada 2006, Io & Marley 2008Un anno da leoni 2011, Il matrimonio che vorrei 2012) la propone come indice portante, come motore trasparente dello svolgimento tematico. C’è un punto, un momento della tua vita in cui ti senti annientato, finito, immobile, impossibilitato a proseguire. Ti è successa una cosa terribile, hai perso ciò che ritenevi centrale per il tuo ottimismo, per la prosecuzione dei tuoi progetti e dentro di te si è esaurita la spinta che ti induceva a proseguire con ottimismo e dinamismo le tue attività anche brillanti, anche molto remunerative. Insomma eri un uomo sulla cresta dell’onda e improvvisamente non riesci più a vedere un futuro, tanto che sei pronto ad assistere inerme alla svendita dell’impresa alla quale finora hai dato il più fruttuoso contributo. Questa, più o meno, è la situazione in cui si viene a trovare Howard Inlet (Will Smith), dirigente di un’importante agenzia di pubblicità e marketing a New York. I suoi soci (Edward Norton, Kate Winslet, Michael Peña)  non sanno più cosa fare per recuperare il valore non solo produttivo di quell’uomo distrutto. Ed ecco che il caso mette Howard a contatto con una piccolissima compagnia teatrale e i tre parametri fondamentali prendono corpo, gli attori li trasformano in presenze, apparizioni realistiche e insieme trasognate, le quali ricordano al protagonista come le componenti principali dell’esistenza formino un tutto organico entro cui egli stesso può trovare la buona soluzione. Basterà che sia disponibile a riconoscere e rivalorizzare la “bellezza collaterale” di cui ogni aspetto della vita può essere portatore. Norton è la figura giusta (La 25 ora, The Illusionist, The Bourne Legacy, Grand Budapest Hotel) per incarnare la spinta energetica e l’intuizione appropriata che determinerà la soluzione immaginifica e “curativa”. E’ attraverso di lui che si arriva a incaricare i tre attori di teatro (Keira Knightley, Jacob Latimore, Helen Mirren)  per le tre parti salvifiche dell’animo spento di Howard. Convincente la Mirren nella parte della Morte, paradossalmente la componente più vitale. Il protagonista “passivo” barcolla e si spegne in bici e a piedi per i parchi e lungo il traffico della metropoli, legge libri, scrive lettere alla Morte imbucandole con fare realistico e all’improvviso si ritrova accanto una signora vestita di blu. Man mano, quelle che sembrano a Howard apparizioni assurde e fastidiose entrano nelle sue giornate e punteggiano la sua depressione, mettendolo di fronte alle contraddizioni che egli è chiamato comunque a vivere. Più reale e anche più dura da affrontare si presenta la triste realtà del gruppo di supporto guidato da Madeline (Naomie Harris), una donna dedita all’aiuto di persone che hanno subìto, come anche lei stessa, il trauma della perdita di loro cari. Realtà triste ma concreta, da cui Howard si sente attratto. Lasciamo il finale allo spettatore e alla capacità di Will Smith di mettere definitivamente a frutto la bravura di aver sopportato e gestito il peso di un ruolo difficile, al quale la sceneggiatura ha creato continui ostacoli di “meccanismo” e di incastro tra vita e teoria, dolore e sua elaborazione, fughe fantastiche e ripiegamenti autogeni. Medesima difficoltà per la regia, nel continuo smaltimento di crocevia del senso, trasparenza e opacità dello svolgimento, espressività attoriale, soluzione umanistica di temi generali fino al limite dell’astrazione. Un film davvero strano, ambientato tra l’altro in pieno periodo natalizio, in una metropoli alquanto indifferente.

Franco Pecori

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4 gennaio 2017