La complessità del senso
20 11 2017

Aquarius

film_aquariusAquarius
Regia Kleber Mendonça Filho, 2016
Sceneggiatura Kleber Mendonça Filho
Fotografia Pedro Sotero, Fabricio Tadeu
Attori Sonia Braga, Maeve Jinkins, Irandhir Santos, Humberto Carrão, Fernando Teixeira, Buda Lira, Paula De Renor, Barbara Colen, Daniel Porpino, Pedro Queiroz, Carla Ribas, Germano Melo, Julia Bernat, Thaia Perez, Arly Arnaud, Leo Wainer, Lula Terra, Allan Souza Lima, Valdeci Junior, Rubens Santos.

Tre capitoli su Clara: i capelli, l’amore, il cancro. Clara è Sonia Braga, impareggiabile attrice brasiliana di Maringá (Paraná, 1950). Il film di Kleber Mendonça Filho è Sonia. È un sacco di altre cose, temi, ottiche, Brasile antico e nuovo, borghesia e popolo, tagli, lunghezze, soste, poesia, sarcasmo, dolcezza e durezza, goduria e sofferenza esplicita e segreta, ma non senza il corpo e la mente, lo sguardo e la vitalità, il senso critico e autocritico di Sonia Braga. Al solo pensiero che Donna Flor e i suoi due mariti (di Bruno Barreto) e Gabriela (di Barreto, con Marcello Mastroianni) sono del 1976 e 1982, il tempo della storia si contrae, la memoria ha un sussulto, le passioni si fanno piano-sequenza di un film che sembra sopportare a stento di trovarsi chiuso in una storiellina scontata e banale nella sua traccia principale. Ma non è traccia principale quella del building Aquarius anni ’40 vista mare (Recife), ora svuotato e messo in vendita dalla speculazione edilizia, stabile dove Clara resta unica inquilina, vedova, ferma nella volontà di non sloggiare dalla casa della sua vita. Se ne andrà, non se ne andrà, saprà difendersi dalle volgarità dei nuovi imprenditori o verrà sopraffatta dalla loro avidità – anche da quella dei suoi figli che la consigliano di accettare le offerte dei nuovi padroni -? A parte che il finale sarà brutto e rimediato, debole e non risolutivo, non ce ne importerà granché. Ci rimane la figura di una donna borghese, cosciente delle proprie radici, consapevole dell’aria che ha respirato fin da giovane (Barbara Colen), quando in famiglia insieme al marito si festeggiava il settantesimo compleanno della zia Lucia (Thaia Perez, brava nei soprassalti di una giovinezza anche sensuale); e ci rimane l’intellettuale, appassionata e critica musicale in pensione, con le pareti piene di intramontabili LP di cui a tratti riascoltiamo un suono (Maria Bethania, Elis Regina) che invade il senso estetico e cancella inesorabilmente invasive versioni sopravvenienti. L’arroganza del nuovo, la rozzezza dei tratti e la valenza estensiva delle provocazioni anche prive di fantasia di quanti tentano – tentano soltanto, che altro potrebbero? – di contaminare la solitudine orgogliosa  (e non certo priva di soddisfazioni anche sensuali) di Clara, tutto il contesto viene sommerso dalla ferma eleganza della donna, umore corposo e vitale, sottile e resistente, in un paese e in un mondo di cui non si potrà avere nostalgia e al quale lei, Clara/Braga, regalerebbe volentieri il tumore che ha dovuto sconfiggere 30 prima. Pensieri contro, ma vita a favore, tutta intera e senza risparmio. [In concorso al Festival di Cannes 2016]

Franco Pecori

 

 

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15 dicembre 2016