La complessità del senso
23 11 2017

L’incredibile Hulk

film_lincredibilehulk.jpgThe incredible Hulk
Louis Leterrier, 2008
Edward  Norton, Liv  Tyler, Tim  Roth, William  Hurt, Robert  Downey Jr., Tim Blake  Nelson, Ty  Burrell, Christina Cabot, Peter  Mensah.

«Venga, signorina!». Ripetuta due volte, non di seguito ma in circostanze analoghe, non può essere una battuta casuale. E infatti la leggiamo come importante per interpretare questo fumetto Marvel (di Jack Kirby e Stan Lee) vs cinema che ci vuole divertire impressionandoci con lo spettacolo dell’orribile strapotere fisico scaturito da un esperimento andato male. Un non voluto avvelenamento da radiazioni gamma (che sarà?) provoca nello scienziato Bruce Banner (Norton) l’esagerata espansione del corpo fino a farne un mostro dalla forza indomabile. La cosa, che ai normali appare orribile, piace molto al generale Thaddeus “Thunderbolt” Ross (Hurt), il quale medita di realizzare l’arma segreta del “supersoldato” fin dai tempi della seconda guerra mondiale e quindi vuole impossessarsi del Dna di Bruce.  Al fianco di Ross, ma con un’ambizione tutta sua, l’abominevole Blonsky (Roth), disposto a moltiplicare per x volte  il volume del proprio corpo e la cattiveria della propria indole pur di battere in duello l’unico avversario che potrà resistergli, Bruce. In effetti Blonsky, a vederlo, grugnisce, urla e mena più forte. Ma Bruce è innamorato, ama ricambiato Betty (Tyler), la figlia del generale. E quindi, nonostante una certa voglia di “guarire” non lo lasci mai, si rassegna ad affrontare il persecutore. Se indovinate chi vincerà potrete verificare il grado della vostra libertà di scelta, o almeno delle vostre capacità intuitive. Però non vi aspettereste mai che, nel bel mezzo dello sconvolgimento catastrofico più “pesante” (a guardarsi) di tutta la storia dei King Kong e dei Frankenstein, ci sia un assistente di Ross che, elmetto e tuta mitetica da combattimento, prenda per un braccio la figlia del generale e, tirandola indietro la inviti a non esporsi troppo: «Venga, signorina!». Ma questo è un cambio di linguaggio! Questo ci dice che la sfida, la violenza, la guerra, la lotta è ben circoscritta; e che c’è persino ancora posto per le gentilezze, le premure, le buone maniere! Per godersi l’aggressività vera si dovrà tornare al western classico, quello senza i rigonfiamenti stilistici del declino manierista (Peckinpah, Leone e via dicendo). E per stare in ansia sull’efficacia delle armi contro l’aggressione misteriosa e invincibile converrà riandare alla prima Guerra dei mondi (1953), quando i tentativi si susseguivano in progressione, uno alla volta, suscitando la meraviglia del “mai visto prima”. Questo Hulk, col noncurante miscuglio dei generi che ne condiziona la confezione,  finisce per sprofondare nel mare di interminabili “inseguimenti” e di risaputissimi dispiegamenti di forze militari, senza mai regalarci un momento di autentica suspense. – Precedenti: L’incredibile Hulk, 1977, Il ritorno dell’incredibile Hulk, 1979 (entrambi di Kenneth  Johnson, con Bill Bixby), Hulk (di Ang Lee, 2003, con Eric Bana).

Franco Pecori

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18 giugno 2008