La complessità del senso
23 09 2017

American Pastoral

film_americanpastoralAmerican Pastoral
Regia Ewan McGregor, 2016
Sceneggiatura John Romano
Fotografia Martin Ruhe
Attori Ewan McGregor, Jennifer Connelly, Dakota Fanning, Uzo Aduba, Molly Parker, David Strathairn, Rupert Evans, Valorie Curry, Hannah Nordberg, Peter Riegert, Mark Hildreth, Emily Peachey, Ocean James, David Whalen, Julia Silverman.

L’attore Ewan McGregor (Trainspotting 1996, Star Wars 1999, Angeli e demoni 2009, Il pescatore di sogni 2011) sceglie per il debutto nella regia l’omonimo romanzo di Philip Toth, premio Pulitzer 1998. Sempre impossibile confrontare qualità letteraria e qualità cinematografica. La visione di un film non è comunque risarcitoria dell’ignoranza del libro. Resta la sostanza del contenuto, la quale di per sé può proporsi per un dibattito aggiornato sulle condizioni socio-culturali dell’America, seppure certi adeguamenti traslativi rischino il pericolo dell’impertinenza. Nel film, come nel libro, ambiente e racconto, mostrano un paese che avverte urgente l’istanza di una rilettura critica della propria storia, gli anni Sessanta sono il presente, la radice pesca nei gloriosi Cinquanta, anni della realizzazione del Sogno americano, dopo il trionfo bellico. Il termine “pastorale”, che per la derivazione latina avrebbe richiamato per noi riferimenti bucolici con antichi strascichi, da Virgilio al Tasso e all’Arcadia del Sannazaro, in epoca di condivisione elettronica è più adeguatamente accostabile a un’ideologia del Mulino Bianco, della vita paciosa, di campagna e non solo, per dire una vita famigliare composta e armoniosa dove ci si può affezionare a un animale di cui si ha cura, per esempio una Mucca Carolina, e dove un ragazzo alto e biondo (tutti lo chiamano “lo svedese”) trionfa negli sport e poi sposa la più bella ragazza, ex Miss regionale. Fate conto la città di Newark, nel New Jersey. Lui è Seymour Levov (McGregor), figlio di un imprenditore ebreo, Lou Levov (Peter Riegert), attaccato alle tradizioni e alla sua fabbrichetta di guanti in ascesa. Lei è Dawn (Jennifer Connelly), cattolica, prigioniera della sua bellezza riconosciuta. Hanno una bambina, Merry (Hannah Nordberg), adorata dal suo papà. Crescendo, vicina all’adolescenza, Merry chiede a Seymour un bacio, ma non sulla guancia: un bacio come quello che egli dà alla mamma. Alt, il tema si chiarisce e si svela. La bambina balbetta e non sembra facile curarla. A 16 anni (da ora in poi l’attrice è Dakota Fanning)  il suo carattere si fa spigoloso e rapidamente la ragazza mostra insofferenza netta verso i genitori, frequenta amici a New York (Manhattan non è lontana) e adotta modi e linguaggio chiaramente “rivoluzionari”. Facile riconoscere le istanze e gli slogan legati alla crisi relativa al Vietnam. I disordini per la questione razziale di mescolano al desiderio di un rinnovamento profondo che la nuova generazione tutta dimostra nelle scelte di vita anche quotidiana. Di fronte alla “ribellione” esplicita di Merry, Seymour e Jennifer si dimostrano genitori inadeguati, impotenti e lasciano che la ragazza si allontani da loro. Quando un’esplosione distrugge l’ufficio postale, il problema si fa serio anche con la polizia. Il regista sceglie di attenersi alla storia padre-figlia, attingendo agli strumenti di una psicologia molto schematica, tipica della cultura divulgativa, senza tempo, le scene si susseguono prive di speciali invenzioni, sembra che l’autore si preoccupi di “restare al tema” e di chiarirlo ad ogni possibile livello, tutto il materiale è “trasparente” e di facile lettura. Una certa “fuga per la tangente”, tipica della “rivoluzione” giovanile di quegli anni, si risolve nella lontananza di Merry e nell’angosciosa ricerca del padre, il quale non abbandona la speranza di ritrovare la sua bambina. E la ritrova, lo vediamo, in condizioni “irrimediabili”. Lasciamo stare l’ultima sequenza, in cui la regia registra l’unica riunione possibile, estrema.  Abbiamo assistito al racconto di Jerry (Rupert Evans), fratello di Seymour, in occasione dell’ennesima rimpatriata tra vecchi compagni di scuola. Quanto al possibile tema “rivoluzione e psicologia”, meglio rimandare. [Festa del cinema di Roma 2016, Preapertura]

Franco Pecori

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20 ottobre 2016