La complessità del senso
20 11 2017

Alexandra

film_alexandra.jpgAleksandra
Aleksandr Sokurov, 2007
Galina Vishnevskaya, Vasily Shetvtsov, Raisa Gichaeva, Rustam Shahgireev, Andrei Bogdanov, Alexei Nejmyshev, Eugeny Tkatchuk, Alexander Kladko.

Nessuna prescrizione poetica ha, di per sé, diritto di cittadinanza estetica. Il trasferimento è teoreticamente arbitrario. Il russo Sokurov (Premio Bresson a Venezia 2008) non può fare eccezione. Al regista di MolochArca russa, Padre e figlioIl sole non piacciono i film sulla guerra: «L’orrore è inesprimibile». Tuttavia di film sulla guerra se ne sono fatti anche di bellissimi. Nulla è vietato al cinema, come alla letteratura e a qualsiasi forma espressiva. Ciò premesso, la scelta di Sokurov di trattare il tema del conflitto in Cecenia attraverso una sorta di contaminazione “marziana” tra due mondi poeticamente incomunicanti dà risultati di intensissima poesia e di dolorosa denuncia. Alexandra va bene al di là del riferimento contingente (il Caucaso) per sconfinare nel tema universale dei rapporti umani. Rapporti che non sono e non possono essere sempre uguali in ogni situazione, ma che, proprio mutando le situazioni, tendono ad attingere a quella sorta di “riserva” storica che li riattiva e li riattualizza secondo necessità. Il film è semplicissimo nella struttura. Alexandra (Galina Vishnevskaya, la grande cantante lirica, vedova del violoncellista Rostropovic), l’anziana nonna di Denis (Shetvtsov), ufficiale dell’esercito russo, va a trovare il nipote nell’accampamento in Cecenia, dove il giovane è operativo. La guerra è a pochi chilometri, ma non si vede. I soldati passano una loro quotidianità di sopravvivenza, compiendo atti e gesti “normali”. Ma all’arrivo di Alexandra tutto sembra divenire strano, incongruo, fantastico perfino. Si percepisce un’astrazione connotabile non in immagini “astratte” bensì nella minuzia caparbia dei movimenti e delle impressioni contenute della donna. Alexandra porta con sé qualcosa di “esterno” in quell’accampamento che improvvisamente è assurdo, inessenziale. Si adatta a riposare in una baracca polverosa come fosse un rispettabile albergo, dice a Denis: « Sei sporco, lavati», esce dal recinto per andare al mercatino dove le altre donne mantengono vivi i sentimenti di sempre, torna dai soldati e alla loro giornata uguale e indifferente. Poi Alexandra se ne rivà. La visita è finita in un momento qualsiasi di un giorno di guerra qualsiasi. Denis non è più il ragazzo di una volta. Lodevole la selezione che la società Movimento Film continua a fare nel senso della qualità. Alexandra, dopo la partecipazione ai festival di Cannes e Torino 2007, esce nelle sale con una distribuzione limitata ad alcune città: Roma, Milano,Torino, Bari, Lecce, Palermo, Padova. L’idea, giusta, è di estendere in seguito la lista.

Franco Pecori

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30 maggio 2008