La complessità del senso
17 11 2017

Sex and the city

film_sexandthecity.jpgSex and the city
Michael Patrick King, 2008
Sarah Jessica Parker, Kim Cattrall, Kristin Davis, Cynthia Nixon, Chris Noth, Candice Bergen, Jennifer Hudson, David Eigenberg, Evan Handler, Jason Lewis, Mario Cantone, Lynn Cohen, Willie Garson, JOanna Gleason, Joseph Pupo.

Contrazione di una serie televisiva (l’omonima Sex and the city, creata da Darren Star). Operazione non semplice. Primo tra tutti il problema della durata delle situazioni. Se diluito in una serie infinita di puntate, il racconto crea, sulla base della fedeltà all’ascolto, partecipazione convinta ai “valori-guida” della storia, ai modelli di comportamento (ammirati o detestati, ha poca importanza) dei personaggi, al loro “destino”, rapportato alla “quotidianità” della fruizione. Relativamente alla durata può cambiare il senso complessivo, dell’opera e della “risposta” (feedback) del pubblico. Ridotto a 145 minuti e proiettato in una sala cinematografica, il discorso prende la piega di una vera aggressione, “simpatica” ma non meno invasiva. Fatta salva la bravura delle quattro protagoniste (Parker/Carrie, Cattrall/Samantha, Davis/Charlotte, Nixon/Miranda) e del regista nel valorizzarne il “fascino” con una continua e spettacolare messa in primo piano della loro presenza schermica, singola e di squadra, in un gioco ammirevole di intescambio situazionale, resta il sincretismo atomico della confezione, l’impatto deflagrante del prodotto contro universi/platea non necessariamente omogenei. Arriva su di noi, noi italiani noi europei (limitiamoci a distanze più facili da calcolare), una commedia/bomba con un’etichetta inequivocabile, su cui è scritto: «Contiene “ogni tipo di donna newyorkese”». Che meraviglia! Vi potete fare un’idea precisa di come si vive nel cuore del mondo progredito! E quindi potete decidere se andare a vivere là o se aspettare che loro, le donne newyorkesi, vengano qui. Ma non sono già qui? Ma la moda di Vogue non è arrivata da noi? Carrie, che la frequenta addirittura da scrittrice, può trovare senz’altro amiche interlocutrici già da ora, che prenda un aereo o che soltanto digiti sul cellulare. Fate attenzione, se il film vi dovesse “prendere” da non lasciarvi più riflettere, a un certo punto verrete avvertiti che «Sì, è una presa in giro!» – già, perché i responsabili del film (lo sapete, il cinema è un lavoro collettivo) non sono così ingenui da credere di poter far passare il giochetto per semplice realtà. A loro basta che stiate al gioco. D’altronde, pensate se la possibilità della «presa in giro» non ci fosse. Insomma, tranquilli e tranquille: chi si deve sposare si sposerà, chi deve avere un figlio lo avrà, chi vorrà coltivare la sua sessualità matura lo potrà fare, ecc. Infatti, l’unica password che non passa mai di moda è ancora una parolina: love. Un film per tutti, da prima serata. Uno spettacolo di benessere.

Franco Pecori

Print Friendly

30 maggio 2008