La complessità del senso
14 11 2018

Caput mundi

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5 giugno 2016
Roma elegge il nuovo sindaco

Signora mia, mi si scuoce la pasta…

È appena del 22 maggio scorso la conclusione del festival di Cannes. Vincitore della Palma col suo I, Daniel Blake, il “Rosso” Ken Loach lasciava traccia della sua persistente idea: «Il neoliberismo riduce alla miseria, un altro mondo è possibile e necessario». Prese col giusto peso, parole interessanti anche partendo dal cinema, a distanza di 4 anni da un altro film, Hunger Games, di Gary Ross. La differenza artistica tra i due prodotti, sull’asse verticale della “scelta”, può creare imbarazzo, nessuna Palma per Gary Ross. Ma in orizzontale, il valore della “combinazione” produce conseguenze estensibili. Il film di Ross prefigurava un risultato, il film di Loach presenta un problema da risolvere. Data per verosimile la soluzione obbiettiva del primo, come possiamo immaginare la percorribilità della seconda istanza? Nel panorama mondiale, in un gioco delle torri, dove andremo a individuare la valenza alternativa? Ancora Occidente-Oriente? Secondo quali parametri una scelta prospettica tra America e Cina? L’America che deve ancora scegliere tra Clinton e Trump, la Cina della ripetizione coatta del capitalismo? Più vera sembrerebbe, una volta al dunque, la scelta, coatta comunque, tra petrolio e atomo. A questo livello – ma non è un livello di Valore – non viene in mente di rivolgersi al Parlamento Europeo. Visti i flussi migratori del Terzo Millennio, in un immaginario ulteriore, si potrebbe piuttosto attingere alla visione dei “Giochi di Fame”. Sembrerebbe essere il problema più verosimile. Si tratterà, se mai, di prefigurarlo in ambienti (mentre noi qui continuiamo a usare parole come location) alquanto diversi, come lo spazio/tempo interstellare. Mi direte: cosa c’entra tutto questo con Roberto Giachetti e Virginia Raggi, candidati a sindaco di Roma nelle prossime elezioni del 5 giugno? Nulla. E neanche c’entra il vecchio benaltrismo. Honi soit qui mal y pense. Direte che non sarà il sindaco di Roma a governare il mondo. No, certo. Ma nemmeno il mondo a governare Roma, purtroppo. Tanto che la fatica più grande e più significativa sembra essere di indicare una via d’uscita. Se pensiamo all’uscita di Dante e Virgilio dall’Inferno, «a riveder le stelle», resta difficile immaginarne un aggiornamento. E la domanda contenuta nella posizione di Pier Luigi Bersani, ultimo paragrafo di un racconto che si conclude (forse perché non c’è oggi un Moro da eliminare?), «Se esco, dove credete che io possa andare?», esprime tutta la carica drammatica esprimibile nel quadro attuale. E comunque, se un padre suggerisce al figlio un Che fare che il figlio già pensa di non dover mai fare, questo è il problema.  [29 maggio 2016]

 

La candidata sindaco di Roma del Movimento 5 Stelle, Virginia Raggi, ospite del programma Rai "Porta a porta", condotto da Bruno Vespa, Roma, 01 marzo 2016.  ANSA/GIORGIO ONORATI

19 giugno 2016
Virginia Raggi, del Movimento 5 Stelle, primo sindaco
donna della storia di Roma.

Diversità e differenze

Raggi, raggi di sole? Questo è il problema. O meglio, purtroppo questo non è più il problema. Se poi invece del sole (socialista) volessimo parlare del comunismo inteso come questione dei rapporti di produzione, del lavoro e più in generale della prospettiva marxiana dello sviluppo storico, non è proprio aria. E com’è l’aria? E’ un progressivo inquinamento, cancellazione dei problemi e delle competenze strategiche, tendenza semplice alla ripulitura. Nessun progetto. Ancor più dei risultati elettorali, prevedibili, colpisce la povertà, la miseria dei commenti, volti alla presa d’atto e alla speranza (parola non politica e piuttosto religiosa). Sicché torno alla drammaticità dell’interrogativo residuale: esco, ma dove vado? E anche: con chi? Quale tipo di competenza, in un parlare ordinato (Socrate), cercheremo di mettere in campo per un prosieguo coerente (anche filosoficamente) della politica? Se le diversità sono state sostituite dalle differenze, a chi la parola? Ci vorrebbe un vegano? Facciamoci gli auguri senza titolo. E’ forse l’ultimo strascico del Pensiero Debole.

Franco Pecori

 

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20 giugno 2016