La complessità del senso
20 09 2017

Elephant

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Elephant
Gus Van Sant, 2003
Timothy Bottoms, Eric Deulen, Alex Frost, Matt Malloy, Elias McConnell, Joe Robinson.
Cannes: Palma d’oro. Gus Van Sant (re).

Il lungo elenco di attori vuol dire che gli studenti del liceo americano, interpreti di se stessi, meritano la citazione alla pari. Palma d’oro a Cannes, il film è stato premiato anche per la regia. Accoppiata quantomai significativa. Non per nulla Elephant è irraccontabile, libero com’è dal pre-testo (script). E vuol essere “indefinibile”, come l’elefante della parabola buddista, visto nei particolari ma non riconosciuto nell’insieme. La cinepresa è impegnata a cogliere i percorsi di ragazzi non speciali, a scuola in un giorno qualunque. Un “pedinamento” senza disegno apparente. La “realtà” dei giovani entra ed esce dal quadro secondo una logica non completamente precostituita. Ne deriva una suspense interna alle inquadrature, che sono una continua sorpresa, sguardi vaghi e insieme dettagliati. Anche il finale va preso in questo senso, senza cadere nella banalizzazione politica, della violenza neonazista motivata da frustrazioni e deviazioni. Restano la sostanza (e la forma) di un bel “documento” sull’essere e il nulla, qui e oggi. A Columbine, per esempio.

Franco Pecori

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3 ottobre 2003