La complessità del senso
16 12 2017

Carnera, The Walking Mountain

film_carnera.jpgCarnera, The Walking Mountain
Renzo Martinelli, 2007
Andrea Iaia, Anna Valle, F. Murray Abraham, Paul Sorvino, Kasia Smutniak, Daniele Liotti, Antonio Cupo, Burt Young, Nino Benvenuti.

Primo Carnera, mito triste e piccolo, legato ad un periodo velleitario in cui la grande comunicazione, in Italia, muove i primi passi verso la grande propaganda senza andare al di là di una goffa rappresentazione del falso. Oggi ormai ci sono altri mezzi, sia tecnologici, come dimostra il laboriosissimo intervento digitale per cucire in forma “documentaria” la faccia nuova del pugile campione del mondo 1933  (Iaia) con il backgraund d’epoca (Madison Square Garden gremito di tifosi italiani sbandieratori, Piazza Venezia gremita di fascisti idolatri), sia culturali (il sofisticato dettato comportamentale della pubblicità che ci fa sentire “liberi” nelle scelte); sicché perfino l’Uomo di ferro (Iron Man) può sembrarci più “umano” della Montagna che cammina. In effetti, questo Carnera di Martinelli (Porzus, Il mercante di pietre) sembra uscire da un sogno felliniano. Fiabescamente semplificato a fanciullo, “viaggia” come trasognato dalle elementari in Friuli (Sequals è il paesino dove nasce nel 1906) alle ribalte della boxe mondiale (Parigi, Londra, New York) portandosi dentro la costante di una “semplicità” più citata che verosimile. E la dura batosta, che dopo il trionfo con Jack Sharkey gli viene inflitta nel successivo violentissimo combattimento, non basta a tirarlo fuori da una retorica di maniera (prenderne tante ma restare in piedi), invano nascosta nel corpo colossale (non “maestoso”, quale si è voluto vedere) dell’attore protagonista (improvvisato). Zampanò resta dietro l’angolo, non se ne va. Si sente solo, senza il suo regista preferito. E proviamo compassione a lasciarlo lì, in quell’Italietta povera assetata di eroi.

Franco Pecori

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9 maggio 2008