La complessità del senso
25 09 2017

Le confessioni

film_leconfessioniLe confessioni
Regia Roberto Andò, 2016
Sceneggiatura Roberto Andò, Angelo Pasquini
Fotografia Maurizio Cavesi
Attori Toni Servillo, Daniel Auteuil, Connie Nielsen, Pierfrancesco Favino, Marie-Josée Croze, Moritz Beibtreu, Lambert Wilson, Richard Sammel, Johan Heldenberg, Togo Igawa, Aleksei Guskov, Stephanr Freiss, Julian Oveden, John Keogh, Andy De La Tour, Giulia Andò, Ernesto D’Argenio.

«Direttore, vuole che trascriviamo l’espressione?», «No, non ne vale la pena». Proiettata sullo schermo, si legge una formula matematica, l’ha scritta Roberto Salus. Monaco certosino, vestito di bianco, Salus (Toni Servillo) è scrittore ma è stato anche un matematico. Ha un’aria un po’ misteriosa, riservato, quasi non parla, suggerendo già così la preziosa importanza della parola e del silenzio. Porta con sé un piccolo audioregistratore col quale annota osservazioni e suoni d’attorno, per esempio il canto di uccelli rari. Daniel Roché (Daniel Auteuil), Direttore del Fondo Monetario Internazionale, ha invitato il monaco nel grande e lussuoso albergo, in Germania, dove si svolge un G8 dei ministri dell’Economia. Si decide una manovra che potrà rendere più poveri alcuni paesi. Ci sono anche altri ospiti, figure della cultura di massa, una famosa scrittrice di bestseller per bambini (Connie Nielsen) e una pop star (Johan Heldenberg). Il tema in gioco è inquietante, quale economia e in quale rapporto con la morale? Una formula matematica è la cura del mondo? Si decide in questo modo chi possa essere salvato e chi no? È il “paziente” a soffrire di un male grave, come un cancro, o è il “medico” stesso a doversi arrendere ai propri errori? Scelte drastiche comportano conseguenze estreme. È il momento tragico, lo vedremo. Roché chiede a Salus di potersi confessare, forse ha invitato il monaco solo per questo. E dopo la confessione il film prende la piega di un giallo. Forse un thriller dell’anima, dell’anima collettiva. Altre “confessioni” si propongono nel labirinto dell’hotel. La macchina da presa sembra limitarsi a osservare con attenzione. I ministri presenti si domandano se Roberto Salus sia venuto a conoscenza del programma segreto che hanno in mente di attuare. E il religioso si mostra inattaccabile sul dovere del segreto confessionale. C’è tensione perché l’unanimità non è del tutto scontata, il rappresentante italiano (Francesco Savino), per esempio, e la collega canadese vacillano. Hitchcock è anche citato esplicitamente: il prete di Io confesso era colpevole o innocente? La personalità misteriosa del monaco, i suoi silenzi, i suoi sguardi che toccano il limite della provocazione proiettano un’aria di dubbio, un invito alla riflessione dialettica, alla responsabilità umanistica se non proprio religiosa. Viene nominato anche Dio, secondo un’economia del linguaggio più che sottolineata. La critica al modo imperante di generare denaro dal denaro è esplicita: «Nessuno si domanda che cosa ho fatto», nota Salus. L’aria di sospensione occupa il film progressivamente sfociando in una nevrosi profonda, una minaccia di morte da cui, sembra, ci si possa salvare forse andando via, liberandosi dalla gabbia dei segreti a specchio e ritrovando la strada per la quale andare, a piedi e col tempo necessario al cammino, magari seguiti da un cane amico, il cui nome tedesco si cambierà in Bernardo. Si perderà tempo? «Perdere tempo non ha mai fatto male a nessuno», dice il monaco. Nel suo procedere “indiziario”, la regia di Roberto Andò (lo stesso autore del pazzesco Viva la libertà, 2013) oscilla tra un’estetica dell’ambiguità e un realismo tendente al simbolico, in cui critica del reale e metafora etica si sommano per uno slancio che rischia anche di andare “oltre”, lasciando a terra l’impronta di un’esagerazione, di una qualche ridondanza estetica proveniente da “grandi bellezze” in circolazione. Il risultato è sul limite di un estremismo irrisolto e anelante. Lo stesso Servillo, comunque bravo anche qui, rischia di restarne prigioniero e quando alla fine lo vediamo uscire, come a “riveder le stelle”, siamo contenti per lui.

Franco Pecori

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21 aprile 2016