La complessità del senso
20 11 2017

Criminal

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Regia Ariel Vromen, 2016
Sceneggiatura Douglas Cook (Douglas S. Cook), David Weisberg
Fotografia Dana Gonzales
Attori Kevin Costner, Gary Oldman, Tommy Lee Jones, Ryan Reynolds, Alice Eve, Michael Pitt, Jordi Mollà, Scott Adkins, Amaury Nolasco, Antje Traue, Colin Salmon, Gal Gadot, Robert Davi, Richard Reid, Tommy Hatto, Natalie Burn, Steven Brand.

La Cia e la scienza. Ardito. Quando poi c’entrasse la filosofia morale, sarà meglio andare sul versante azione, coperti comunque da buone dosi di thrilleraggio. In simili film il nemico da combattere è spesso un tizio che vuole impossessarsi del poter mondiale con mezzi quasi sempre distruttivi, mezzi che col passare dei decenni sono divenuti vieppiù newtecnologici. E ci si spinge sempre oltre. Qui  gli interessi che navigano nel Dark Web sono tre, due perversi e uno salvifico. Un certo Jan Stroop, detto l’Olandese (Michae Pitt), pare sia in grado di comandare le forze armate statunitensi, ma si accontenterebbe di una borsa ripiena di 10 milioni di dollari. Si può fare, pensa la Cia, il cui capo londinese, Quaker Wells (Gary Oldman) spedisce l’agente speciale Bill Pope (Ryan Reynolds) a consegnare il malloppo. C’è di mezzo anche uno spagnolo un po’ esaltato, l’anarchico Heinbahl (Jordi Molla), avido di potenza nucleare, il quale finirà per intralciare non poco la missione Cia. Ma dov’è il tema  etico/scientifico? Gli è che, sul più bello, la missione di Bill Pope viene interrotta violentemente e i segreti che l’agente era riuscito a carpire all’Olandese sono rimasti nella sua testa. A male estremo, estremo rimedio: il neochirurgo Dottor Franks (Tommy Lee Jones), sta sperimentando ormai da 5 anni il modo per trasferire il Dna di un umano nel cervello di un altro umano. Entro certi limiti di tempo, l’operazione può riuscire anche se il “donatore” è già morto. Insomma si può provare a recuperare la memoria e i segreti “olandesi” di Pope. Al volo, si strappa dal braccio della morte il detenuto Jerico Stewart (Kevin Costner) e lo si trascina in sala operatoria. Jerico, per via di traumi infantili al cervello, è un essere che non conosce emozioni né sentimenti, non ha parametri di comportamento morale, la sua mente è “disponibile” all’ospitalità richiesta dal caso. Suspence: l’esperimento sembra non riuscire, forse il tempo dalla morte di Pope o forse qualche altro inciampo. Fatto sta che Jerico circola libero, “spontaneamente” violento ed è un pericolo pubblico. La scienza ha prodotto un mostro? Poi però le cose cominciano a funzionare, il cervello dell’operato si “nutre” dei ricordi di Bill Pope e man mano Jerico mostra di potersi rendere utile alla causa, tanto che perfino Jill (Gal Godot), la giovane moglie di Bill, e la piccola figlia potranno giovarsi dei suoi nuovi impulsi indennitari (un po’ forzate e banali le sequenze delle prime intrusioni del “mostro” nella casa della vedova). La minaccia dello sconsiderato spagnolo continuerà fino all’ultimo a incombere sull’esito della vicenda, ma la personalità di Jerico è ormai cambiata in senso buono. Resta il problema di fare presto, giacché il mutamento dovuto all’innesto chirurgico non ha carattere definitivo. E’ il limite dalla scienza, per ora. Ed è l’incognita del destino di Jerico. La mistura delle sostanze tematiche non giova al complesso narrativo e la parte che tiene meglio finisce per essere quella spettacolare, dell’azione che a tratti, possiamo dire a strappi, s’impone secondo il consolidato merito del cinema americano di genere. Costner, chiamato a un bilanciamento alquanto marcato della sua maschera, dall’amico dei Sioux Balla coi lupi (1990) al padre adottivo del Superman Uomo d’acciaio (2013), umanizza con qualche imbarazzo la neurochirurgia avveniristica.

Franco Pecori

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13 aprile 2016