La complessità del senso
17 12 2017

Noi due sconosciuti

film_noiduesconosciuti1.jpgThings we lost in the fire
Susanne Bier, 2007
Halle Berry, Benicio Del Toro, David Duchovny, Alexis Llewellyn, Micah Berry, John Carroll Lynch, Alison Lohman, Robin Weigert, Omar Benson Miller, Paula Newsome, Sarah Dibrovsky, Mauree Thomas, Patricia Harras.

Se l’aggettivo sentimentale non avesse, nella lista dei generi cinematografici, una spiccata e consolidata connotazione novecentesca di film d’amore non tanto profondo e piuttosto sdolcinato, verrebbe da utilizzarlo per questa prima regia americana della danese Bier (Open Hearts, Non desiderare la donna d’altri, Dopo il matrimonio) – scuola Von Trier, ora “liberata” dal Dogma. Ma cediamo alla tentazione, perché i sentimenti sono la vera sostanza del racconto, elaborato su parametri psicologici, certo non insoliti nel cinema della Bier, stavolta però a distanza ancor più ravvicinata, se così si può dire, rispetto alla materia fisica quale si offre alla cinepresa. Il carattere più originale della regia sta nel modo di catturare i personaggi all’interno della loro azione, rispettandoli come materiale profilmico tecnicamente inteso. Così la bravura degli attori (Berry/Del Toro coppia perfetta quanto inedita e inattesa, specie se pensiamo all’attrice in film come X-Men) si scioglie nelle inquadrature e nel montaggio, smemorata delle valenze teatrali pur contenute nella sceneggiatura. Si capisce che per sentimenti s’intende – lo intende Bier – il complessivo rapporto del dare/avere che la vita delle persone consuma a contatto con gli “incidenti” quotidiani, il respiro e la cadenza dei quali possono anche mutare drasticamente all’improvviso. Bier non cerca “effetti”, lascia piuttosto che siano trasparenti gli incontri del suo sguardo con i dettagli dell’inquadratura, in una successione non sempre lineare e tuttavia continua nell’intensità della ricerca. La vicenda di Audrey (Berry) e Jerry (Del Toro) sarebbe riassumibile sotto il tema banale di una dolorosa elaborazione del lutto per la perdita (improvvisa) di Brian (Duchovny), marito di lei e migliore amico di lui se il procedere per dettagli non conferisse al racconto una carica di suspence tale da portare in primo piano aspetti non riducibili a “trama” facendone l’essenza del film. Ne deriva la qualità suggestiva dei caratteri, di Jerry, eroinomane sul filo di un esistenzialismo ultramoderno, e di Audrey, tagliata nell’amore e catturata dalla drammatica novità dei suoi due bambini rimasti senza padre: due caratteri da cui nasce una terza dimensione, tutta da scoprire nella sua umanità, nella sua  specifica prospettiva, che la regista riesce a non tradurre in simbolo, lasciando che il film bruci il proprio fuoco espressivo in piena autonomia. Presentato alla Festa del cinema di Roma 2007, nella sezione Première.

Franco Pecori

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12 giugno 2008