La complessità del senso
22 11 2017

Weekend

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Regia Andrew Haigh, 2011
Sceneggiatura Andrew Haigh
Fotografia Ula Pontikos
Attori Tom Cullen, Chris New, Jonathan Race, Laura Freeman, Jonathan Wright, Loretta Murray, Sarah Churm, Vauxhall Jermaine, Joe Doherty, Kieran Hardcastle, Mark Devenport, Julius Metson Scott, Martin Arrowsmith.

Amore omosessuale aprogrammatico. E’ il sentimento di cui si sostanzia il film, grazie alla sincerità ottica delle riprese e del montaggio, con cui Andrew Haigh costruisce la registrazione di un incontro amoroso inteso nella piena accezione dell’umanità dell’essere. La sequenza narrativa procede non per raccontare quanto per un appassionato pedinamento delle sensazioni di due giovani che s’incontrano con disponibilità e si aprono all’esperienza. Andrew Haigh, al suo terzo lungometraggio (l’esordio è del 2009 con Greek Pete), dimostrerà anche col suo quarto film, 45 anni (2015), la sua scelta poetica, di un uso non stereotipo del narrare, preferendo l’attenzione al senso dei dettagli e alla valenza metaforica degli “oggetti” profilmici, siano essi tagli del paesaggio o espressioni del volto e del corpo. Qui l’incontro di Russell (Tom Cullen) e Glen (Chris New) è rappresentato con tale naturalezza da lasciare – per così dire – agli interpreti la maggiore responsabilità della diegesi. Eppure, questo è il fiore dell’estetica, è precisissimo il controllo degli stacchi, sempre anticipatori del senso e rivelatori del fare cinema mentre si fa. High non ha bisogno di una “storia” da raccontare, gli è più che sufficiente partecipare all’evento, componendone in sequenza i “tratti” in un quadro del vivere che ne registra il tempo tra un giorno e l’altro della quotidianità. L’autore, pensando al proprio film, parla di “quel sentimento misto di paura e eccitazione che arriva insieme alla possibilità di qualcosa di nuovo”; non fa che definire, in fondo, il tratto di creatività improvvisativa di cui è costituita la vita di ciascuno. E a ciascuno il suo. Il merito del film è di donarci con espressa concomitanza il momento di Russell e Glen, senza sottolineature né compiacimenti, ma nemmeno con astrazioni inutili. Il che non significa che si tratti di un cinema “nativo” o naif, sia per la tradizione inglese (Saturday Night and Sunday Morning, di Karel Reisz, è del 1960), sia per la corrispondenza “Free” americana, di John Cassavetes (Shadows, 1959). [Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani SNCCI]

Franco Pecori

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10 marzo 2016