La complessità del senso
24 09 2017

The Hunting Party

film_thehuntingparty.jpgThe Hunting Party
Richard Shepard, 2007
Richard Gere, Terrence Howard, Jesse Eisenberg, James Brolin, Ljubomir Kerekes, Kristina Krepela, Diane Kruger, Joy Bryant, Olja Hrustic, Goran Kostic, Mark Ivanir, Hélène Cardona.

Azione di denuncia. Il genere e il contenuto fanno un matrimonio inconsueto, che appassiona e fa pensare, cedendo alla semplificazione televisiva solo di quel tanto che alleggerisca l’angoscia di alcuni momenti del film. Certe scene possono impressionare anche il più navigato e spericolato reporter americano. Tanto da farlo “impazzire” in diretta, colpendo a morte la linea editoriale. Succede un giorno a Simon Hunt (Gere), il quale, dopo averne viste di tutti i colori, in Iraq, in Somalia, in Sudamerica, dal vivo in un villaggio della Bosnia, fa capire come la pensa su quella guerra. Duck (Howard), il cameraman che ha lavorato sempre in coppia con lui, non se la sente di perdere il posto. Così i due si separano. Duck fa carriera mentre Simon cade in disgrazia. Ma 5 anni dopo, a guerra finita, il reporter torna a Sarajevo e si ripresenta al cameraman: ha uno scoop per le mani, sa come trovare l’introvabile “Volpe”, il criminale di guerra più ricercato. Certo ci sarà qualche rischio da correre, ma «una vita in pericolo è una vita reale, il resto è televisione!».  Si capisce che Duck non saprà resistere alla tentazione di andare “a caccia” col suo vecchio amico. E comincia l’avventura, questa volta lo scopo è preciso, non si tratta soltanto di accumulare materiali per reportage volanti. Gli ostacoli, nel paesaggio non ancora “raffreddato” dopo il terribile conflitto, si moltiplicano anche per l’ostilità di tutto l’ambiente. Ai due “cacciatori” si è unito, a formare un terzetto a tratti anche divertente, Benjamin (Eisenberg), il figlio del vicepresidente della compagnia per cui lavora Duck: è fresco di laurea ad Harvard, sembra troppo inesperto ma saprà riscattarsi. La “Volpe” vive al sicuro tra i monti, protetto da un esercito di guardie armate. Se i tre intraprendenti giornalisti avessero i mezzi della Cia… Ed è qui che scatta la denuncia. Come non pensare a Radovan Karadzic, il vero criminale che nessuno riesce ancora a scovare? Un finale convulso sfocia nell’impatto col muro dei servizi segreti e non ci resta che tornare alla realtà. Cioè alla finzione? Shepard (The Matador, 2005) è partito dalla lettura di un articolo di Scott Anderson, pubblicato sulla rivista Esquire nel 2000, che raccontava di cinque ex reporter di guerra sulle piste di Karadzic. Trasformato in film , il racconto sfrutta il potenziale avventuroso senza rinunciare all’elemento assurdo, della incredibile incapacità delle organizzazioni mondiali a catturare, dopo 10 anni, i responsabili del genocidio nei Balcani. Una vera sorpresa positiva è la felice disinvoltura con cui Richard Gere affronta l’arduo compito di dare al personaggio di Simon la credibilità complessa di un uomo segnato dall’inferno della guerra, il quale non perde l’humor né il senso della vita movimentata che in definitiva lo salvano, al di là delle enormi difficoltà “politiche”.

Franco Pecori

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30 aprile 2008