La complessità del senso
21 09 2017

Anomalisa

film_anomalisaAnomalisa
Regia Charlie Kaufman e Duke Johnson, 2015
Sceneggiatura Charlie Kaufman
Fotografia Joe Passarelli
Attori – Voci nell’edizione originale: Jennifer Jason Leigh (Lisa Hesselman), Tom Noonan, David Thewlis (Michael Stone)
Premi Venezia 2015: Gran Premio della Giuria.

La solitudine oggi. Si viaggia in aereo da un capo all’altro del mondo, si studiano e si mettono in atto tecniche sofisticate per migliorare il comportamento in situazioni lavorative e/o fruitive relative al contesto globale che ci rende “clienti” bisognosi di “service”. Si funziona a dovere, ma si è profondamente soli. Come tema di un film, e non solo di un film, la riflessione può risultare banalotta e alquanto inutile, insomma postesistenzialista. Ma l’arte fa miracoli, questo di Anomalisa non è certo il primo caso. Anche per merito dell’uso speciale di una tecnica di animazione speciale (stop-motion, pupazzi animati fotogramma per fotogramma) con cui il “mago” Duke Johnson ri-anima le figure umane donando loro un’essenza nuova che sfrutta la radice per fioriture diverse, il personaggio di Michael Stone fa astrazione di sé e, insieme, personalizza i sentimenti-manifesto di una generazione alienata, in cerca di rapporti individuabili. Rispetto alle primarie istanze espresse nelle precedenti prove, lo sceneggiatore di Essere John Markovich (Spike Jonze, 1999) e regista di Synecdoche, New York (2008), prosegue il cammino “interno” per un cinema non-robotico, propenso all’analisi e reattivo alla sintesi. La sensazione di malessere che si prova nella visione è il prezzo sensato per la discrasia forse inguaribile che tira il filo delle nostre giornate piene di noia costitutiva. Le giornate di Michael, se non le nostre. La storia di Stone proviene dal teatro, faticosa elaborazione che nel 2005 ha coinvolto in qualche modo i fratelli Coen in un ingarbugliato progetto di Theater of a New Ear, lavoro con prevalenza acustica, del compositore Carter Burrell, andato in scena a New York, Londra e Los Angeles. Si trattava di rappresentazioni “astratte”, scene “vuote” con attori che leggevano la loro parte come fossero in radio, accompagnati da effetti sonori e da musiche da camera. Anomalisa costituiva una parte dello spettacolo nella versione americana. L’inglese Michael Stone, trasferitosi a Los Angeles con moglie e figliolo, svolge il suo lavoro di motivatore verso i professionisti del settore customer-service. Vita grigia che per un attimo sembra potersi ravvivare grazie all’incontro con Lisa, un’addetta alle vendite, alimenti confezionati. Il passo dal teatro al cinema è realizzato con l’animazione, tecnica che serve a mantenere il carattere fortemente allusivo e a disvelare non-verità circa la consistenza esistenziale delle funzioni di cui si compone la nostra vita associata. Dissociata anche. Lisa è anomala e non risolve: «Raccontami la tua giornata..», «Tutti la stessa persona..». Il panorama personale non si rianima, il condizionamento funzionale è fuori misura, meglio rientrare in sé, cioè – paradossalmente – fuori di sé. La sosta di Michael non può servire a molto, l’albergo di lusso ha le sue regole, le notti piacevoli restano tristi. In sostanza: siamo uomini o pupazzi? Il ri-aggiornamento culturale non finisce mai. Fuori dai generi di più largo consumo, il cinema cerca poesie nuove, non facili.

Franco Pecori

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25 febbraio 2016