La complessità del senso
20 11 2017

Tutti pazzi per l’oro

film_tuttipazziperloro.jpgFool’s Gold
Andy Tennant, 2008
Matthew McConaughey, Kate Hudson, Donald Sutherland, Alexis Dziena, Ewen Bremner, Ray Winstone, Kevin Hart, Malcolm-Jamal Warner, Brian Hooks, David Roberts, Michael Mulheren, Adam LeFevre, Rohan Nichol, Roger Sciberras, Elizabeth Connolly.

Doveva essere, presumiamo, una figura di contorno, una guarnizione sulla torta. Così infatti pare a prima vista. Talmente svampita e “inconsapevole” da risultare simpatica nonostante, da figlia dell’ultramiliardario Nigel (Sutherland), mostri di non avere alcun sospetto di che cosa possa essere l’amore paterno. E invece, proprio da Gemma (Dziena) viene la scintilla che ravviva il senso del film, così diluito, altrimenti, così desolatamente rinunciatario da deprimere il più fanatico degli adoratori del genere. Di avventurose cacce a tesori nascosti o sommersi se ne sono viste, foderate più o meno di protezioni motivazionali. Per esempio, Trappola in fondo al mare (John Stockwell, 2005). E tanto maggiore era l’eccezionalità del ritrovamento quanto accettabile l’alibi “storico” (Il mistero dei Templari – National Treasure, Jon Turteltaub, 2004). Ma qui, nella commistione tra commedia romantica e avventura/azione, Tennant gioca una partita dall’esito troppo scontato. Della fantastica “Dote della Regina”  perduta in fondo al mare per una tempesta nel 1715 non importa granché. L’impresa servirà, se mai, a salvare il matrimonio di Finn (McConaughey) e Tess (Hudson): cosa volete che siano 40 casse di gioielli spagnoli antichi! Altrettanto improbabile la “ferocia” del gangster, anch’egli interessato ai preziosi: il “cattivo”, si sa, se ti fa ridere una sola volta, non ha più speranza d’essere preso sul serio. Eventi preannunciati, false suspence, premonizioni continue delle battute, l’andamento è trasparente. Ecco però che arriva Gemma: al suo cospetto commedia e avventura smettono di negarsi a vicenda, ci pensa la ragazza a rendere tutto pazzesco e divertente. Il grado di eccentricità ed estraneità, sia rispetto al problema del tesoro da recuperare sia nei riguardi della ricchezza che casualmente deve averla investita (sale a bordo del gigantesco yacht del padre e dice: «Tutto qui?» come poche altre attrici postmoderne avrebbero saputo dire) è tale da renderci euforici, da farci “uscire” dal film. E quando rientriamo, vediamo che, miracolo, il film ha ripreso quota, persino Sutherland è resuscitato. Felici e contenti ce ne torniamo a casa.

Franco Pecori

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23 aprile 2008