La complessità del senso
26 09 2017

10 cose di noi

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Brad Silberling, 2007
Morgan Freeman, Paz Vega, Jonah Hill, Alexandra Berardi, Bobby Cannavale, Anne Dubek, Jennifer Echols.

Periferia di Los Angeles e “periferia” di Hollywood. Freeman è l’attore quasi in crisi, cammina sul ciglio: un passo falso e non avrà più alcuna parte importante, da quattro anni il suo senso professionale lo spinge al dubbio, a prendere con estrema circospezione ogni nuova proposta. E così vagabonda da un set immaginario all’altro, cercando le “location” per piccoli film indipendenti che forse non si faranno mai. Un giorno capita nello sperduto supermercato di un quartiere latino. L’ambiente è quasi deserto, ma alla cassa c’è Scarlet (Vega), una giovane donna che attrae l’attore per il suo carattere, per la personalità forte, ben oltre il “ruolo” di cassiera. E infatti la ragazza ha un appuntamento nel pomeriggio per un colloquio, lascerà il supermercato e cercherà di farsi assumere come segretaria. E allora? Commedia leggera, esile? Lezione di cinema? E’ questo proprio uno di quei casi in cui, da fruitori avveduti, si può godere molto, cogliendo ad ogni sequenza il valore essenziale dell’ambiguità e la sostanza che può nascondersi dietro le apparenti frivolezze; e  intravedendo il miscuglio dei generi (sentimentale/drammatico, suspence/comico) nello scorrere della più piatta successione del “quotidiano”.  Lo stesso curriculum del regista, che va da La città degli angeli a Moonlight Mile – Voglia di ricominciare e a Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi, la dice lunga su una certa tendenza ad utilizzare con disinvoltura icone diverse come Nicolas Cage, Dustin Hoffman, Jim Carrey. Qui l’occhio dev’essere attento alle sfumature e alla “leggerezza” del vivere. L’attore gioca con se stesso. Sembra quasi di incontrarlo per caso in treno: si vuol far riconoscere e nello stesso tempo si diverte a interpretare personaggi finché non si arriva alla stazione. Scarlet ci mette un po’ ad entrare in situazione, poi (brava) cambia registro e, da cassiera sfigata, passa a ragazza moderna vogliosa di riscatto. La strana coppia va fondendosi e diventa quasi-perfetta. Certo chi s’intende di Nouvelle Vague può divertirsi nella “seconda” lettura, fare riferimenti, insomma tentare l’approccio intelletuale. Ma il “filmetto” si offre anche alla “semplicità” della fruizione rilassata. In fondo, i due protagonisti scherzano al gioco delle “dieci cose che odi” e delle “dieci cose che ti piacciono”.  Poi alla fine, Freeman, simpatico, lascia il “messaggio”: «Viviamo, lavoriamo, si ricomincia da qui, non ci rivedremo mai più».  Poche parole, tutto un romanzo.

Franco Pecori

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18 aprile 2008