La complessità del senso
24 11 2017

La seconda volta non si scorda mai

film_lasecondavoltanonsiscordamai.jpgLa seconda volta non si scorda mai
Francesco Ranieri Martinotti, 2007
Alessandro Siani, Elisabetta Canalis, Francesco Albanese, Miriam Candurro, Marco Messeri, Enzo De Caro, Fiorenza Marchegiani, Clara Bindi, Paolo Ruffini, Niccolò Senni, Sergio Solli, Inna Anosova, Rita Pelusio, Daria D’Antonio, Gianluca Ansanelli, Mariangela Vessicchio, Gaetano De Martino, Rosario Terranova.

Napoletano universale. Comprensibile l’intento, in quanto Napoli e i suoi modi appartengono al mondo. E la televisione, senza la quale pochi saprebbero sopravvivere, quasi non esisterebbe senza l’antico spettacolo di varietà, pozzo inesauribile di battute e di situazioni comiche. Che c’entra la televisione? Nel cinema italiano c’entra quasi sempre. Ispira. Attore rivelazione con Ti lascio perché ti amo (2005) e poi comico “natalizio” in due film di Neri Parenti, Siani ha rafforzato di recente la  propria notorietà frequentando la Tribbù di Raidue. Ed ora mostra di voler consolidare la vocazione autoriale curando di suo pugno soggetto e sceneggiatura. La locandina della Seconda volta dice «Un film di Alessandro Siani, regia di Francesco Ranieri Martinotti». Come di un romanzo diciamo, a volte, che sembra scritto per il cinema, così le scene di quest’ultimo lavoro sembrano pensate per il mezzo elettronico. Siparietti di leggera (alleggerita, adattata per la “Prima Serata”) memoria avanspettacolesca si susseguono al ritmo discreto della voce narrante del protagonista. Il personaggio si rivela passo passo, in modo che la storia sia fruibile anche tra una portata e l’altra del pranzo/cena. Il continuum è dato dalla “simpatia” dell’attore, esibita e “appoggiata” senza tema di somiglianze. Giulio (Siani) ha incontrato la prima volta Ilaria (Canalis) quando era ancora studente. Adesso ci riprova, stando molto attento a non farsi dire di no perché la seconda volta non si scorda mai. Una folla di caratterizzazioni a presa immediata si muove d’attorno, offrendosi al gioco del riconoscimento facile, adatto ai tempi televisivi, rispettosi del palinsesto, rispettoso degli inserti pubblicitari. Resta negli occhi il volto di un giovane maturo, un po’ stupito dell’assurdità che lo investe e quasi impietosito di se stesso.

Franco Pecori

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11 aprile 2008