La complessità del senso
20 11 2017

1981: Indagine a New York

film_1981A Most Violent Year
Regia J. C. Chandor, 2014
Sceneggiatura J. C. Chandor
Fotografia Bradford Young
Attori Oscar Isaac, Jessica Chastain, David Oyelowo, Alessandro Nivola, Elyes Gabel, Albert Brooks, Catalina Sandino Moreno, Peter Gerety, Christopher Abbott, Ashley Williams, John Procaccino, Glenn Fleshler, Jerry Adler, Annie Funke, Daisy Tahan, 
Matthew Maher, David Margulies, Pico Alexander, Ben Rosenfield, Giselle Eisenberg.

Tolleranza zero. Fu la politica adottata dal Sindaco di New York, Rudolph Giuliani, contro il dilagare non più sostenibile della violenza e del malaffare nella metropoli americana. Era il 1982. L’anno precedente era stato “A Most Violent Year”, proprio come dice il titolo originale del film di JC Chandor, regista qui al terzo titolo dopo Margin Call (2011) e All Is Lost – Tutto è perduto (2013). Lungi dall’assumere una poetica “documentaria”, l’autore entra nel contesto con uno sguardo anti-genere, semplificando i comportamenti e i movimenti scenici fino a rendere palesemente improbabili le strutture e i modi narrativi usuali dei film gangster/thriller/azione. E mentre, con i mezzi di comunicazione in continuo aggiornamento, le persone tendono a una vita sempre più mimetica trasferendo l’identità anche collettiva su gradi di progressiva e generalizzante dilatazione, la cinepresa e la moviola di Chandor non mostrano “nervosismi” imitativi, lavorando invece per cancellazione, sul filo di una “cronaca” antonioniana, “indifferente” alle aspettative del pubblico assuefatto. La vicenda dell’ispano-americano Abel Morales (Oscar Isaac), voglioso di affermarsi nel commercio dei carburanti in un ambiente in cui la concorrenza si esprime regolarmente attraverso pesanti condizionamenti “irregolari”, resta il dramma inespresso di un uomo consapevole delle difficoltà dell’impresa e, però, forte d’animo nel mantenere la propria indipendenza dal destino infame che lo minaccia. E’ inverno, New York è gelida non-protagonista ma se ne avverte la muta minaccia. Le pistole si vorrebbero tenere lontane, ma è davvero difficile farne a meno. Così come è difficile amare in maniera semplice la propria donna, Anna (Jessica Chastain), e la propria bambina, Annie (Daisy Tahan); così come è difficile impadronirsi, firmando un contratto d’acquisto e versando una forte cauzione a un vecchio ebreo ultraortodosso, di un sito per il deposito di carburanti da trasportare poi con autocisterne e vendere su un mercato che ha le sue regole sotterranee. La violenza è nell’aria. Chandor procede piano piano, discretamente, gli attori non sembra che stiano facendo del cinema. Nel quotidiano, la vita si fa più sgradevole di minuto in minuto. La legge c’è, ma il procuratore (David Oyelowo) proteggerà a certe condizioni. La banca è pronta a tirarsi indietro. Una soluzione si troverà. L’impresa da cui Abel parte era del padre di Anna, gente da Brooklyn, e lei è una donna solo in apparenza dolce e “casalinga”. Non è certo la prima volta che un film ci mostra come l’American Dream non sia una roba facile, ma qui si avverte una profonda rivoluzione espressiva. Senza darlo troppo a vedere, l’uomo viene lasciato solo con se stesso, nel suo cappotto di cammello, a fare i conti con le scelte morali, con la propria autonomia, con i segreti che regolano le leggi e anche gli affetti della famiglia, in una città distante e spietata e poco comunicativa.

Franco Pecori

Print Friendly

4 febbraio 2016