La complessità del senso
19 09 2017

21

film_21.jpg21
Robert Luketic, 2008
Jim Sturgess, Kevin Spacey, Kate Bosworth, Laurence Fishburne, Aaaron Yoo, Liza Lapira, Jacob Pitts.

Curioso numero il 21. Per Iñárritu, 21 grammi era il peso dell’anima (2003) e non è che portasse proprio un gran bene. Luketic con il 21 allude ad un modo di dire dei giocatori di blackjack al casinò: «21, vittoria grande baldoria» e sembrerebbe un numero fortunato. Vediamo. E’ la storia di Ben (Sturgess), 21 anni (!), studente genio del Massachusetts Institute of Technology di Boston, la cui aspirazione è continuare gli studi. Ma la retta è di 300.000 dollari e Ben, potendo contare solo su sua madre, non riuscirà mai a mettere insieme quella cifra. Ci vorrebbe la borsa di studio. All’inizio, vediamo il ragazzo nell’ufficio del rettore, il quale si complimenta con lui per il suo curriculum eccellente. Ci sono però altri concorrenti meritevoli. Riuscirà Ben ad esporre una ragione che lo renda vincente? Lo sapremo alla fine del film, a chiusura del lungo flash. Ed ecco la singolare vicenda. I dollari per la retta, anche molti di più, Ben li “guadagnerà” a Las Vegas. Arriva a proposito la proposta del professore di matematica. Micky Rosa (Spacey) non è un insegnante normale. Giocatore di professione, capeggia una squadra di giovani cervelli, ragazzi del college addestrati a “battere il banco” scientificamente, con una sistema di calcolo che non fallisce mai. Quando arriva il weekend, si va in aereo a Las Vegas, ci si maschera ogni volta in modo diverso e si “rapinano” i tavoli del blackjack. Si rischia, è vero, di essere beccati dal personale di sorveglianza (Fishburne), ma i dollari, la “bella vita” nella città dell’azzardo e l’amore di Jill (Bosworth) valgono il rischio. Reclutato da Micky, Ben diventa il numero uno della squadra. Il ragazzo pensa di usare strumentalmente il gioco, fino a “risparmiare” la somma che gli serve per la retta. Ma le cose si complicheranno. Tratto da un fatto di cronaca degli anni ’90, il film riesce nell’impresa di rendere spettacolare il complicato problema statistico, puntando sulle simbologie e sulle convenzioni, sui momenti di attesa, trasformando in “azione” ogni mossa della singolare banda in una possibile svolta. Gli attori (bravo Sturgess) sostengono a dovere il trasformismo dei ruoli, ottenendo una rappresentazione non convenzionale sia sulla scena di Boston sia tra i tavoli da gioco dei locali più alla moda di Las Vegas. Con pochi tocchi abbiamo la sensazione precisa del fascino che quei weekend possono avere verso giovani brillanti e pronti ad entrare nel mondo. Alla stessa maniera percepiamo quale fondo malevolo, quale pericolo possa nascondersi dietro la facciata di una scuola “moderna”, non ultimo il problema dei costi della frequenza e della selezione formalmente meritocratica. Nella figura del “buttafuori” specialista in “pulizie” vecchio stile, benissimo impersonata da Fishburne, si riassume un mondo che se ne va inesorabilmente sconfitto. Ora il gioco si è fatto più complicato e le difese vanno aggiornate. Non è detto che il futuro sia migliore. Sta di fatto che l’Università offrirà a Ben la borsa di studio di cui ha bisogno.

Franco Pecori

Print Friendly

18 aprile 2008