La complessità del senso
20 09 2017

10.000 A.C.

film_10000ac.jpg10.000 B.C.
Roland Emmerich, 2008
Camilla Belle, Steven Strait, Cliff Curtis, Joel Virgel, Ben Badra, Mo Zinal, Nathanael Baring, Marco Khan, Joel Fry, Reece Ritchie, Tim Barlow, Junior Oliphant, Mona Hammond, Hannah Westbury, Charles Baloyi, Boubacar Badaine, Suri van Sornsen, Mark Simmons, Gabriel Malema, Louise Tu’u, Kristian Baazley, Omar Sharif (voce narrante nella versione originale).

«Solo il tempo può dirci ciò che è verità e ciò che è leggenda». E cominciamo già male. Il tempo, di per sé, non disvela niente. Ma la voce narrante, all’avvio del film, ha l’aria di provenire dal “vecchio saggio” e ci fa passare per verità la leggenda, appunto. Perciò non andiamo nemmeno a rivedere la nozione di preistoria: prendiamo i diecimila anni prima di Cristo come un dato della fortuna e ci immergiamo nella favola. La voce narra di una “vecchia madre”, la quale, a contatto con gli spiriti della Terra, seppe e rivelò di una ragazza dagli occhi azzurri, Evolet (Belle), inviata agli Yagal, tribù di cacciatori di mammuth, per preannunciare «l’inizio della fine». Le terribili bestie si facevano vive sempre più di rado e la gente soffriva la fame. Il trapasso da un’epoca all’altra sarebbe avvenuto con l’arrivo dei «Demoni a quattro zampe», cioè uomini a cavallo. Per gli Yagal sarebbe stata l’ultima caccia al mammuth. Ma proprio dall’ultima caccia sarebbe venuto fuori il guerriero, D’Lee (Strai), destinato, insieme ad Evolet, a guidare la tribù verso una nuova vita, senza più fame. A questo punto, il mood preistorico va ad intrecciarsi con la struttura rapimento-caccia-ritrovamento-salvataggio della fanciulla amata. Infatti, Evolet viene rapita dai Demoni e, si sa, la ragazza è, come disse la vecchia madre, «un bene da proteggere». Quindi, non contano quasi più niente gli animali mostruosi sul cammino di D’Lee, sarà semplicemente il vecchio espediente della serie delle difficoltà progressive nel superamento dell’ostacolo, come nelle vere e proprie fiabe. Per renderci la vita ancora meno semplice, spunta un’altra civiltà e non sappiamo più se andare avanti o indietro con la memoria. Gli anni scorrono a migliaia, il tempo è un fiume in piena. Spunta persino una “metropoli” in costruzione con un’enorme piramide e con la rivolta degli schiavi. Non si capisce quasi nulla, se non che prima o poi dovrà arrivare la salvezza di Evolet. Invece la ragzza muore. Ma non è finita. La vecchia donna (possiamo rivelarlo giacché molto poco informativo, cioè molto probabile) le dona il proprio ultimo respiro. E il linguaggio parlato? Avete presenti i mitici antichi romani con l’orologio al polso della Cinecittà teatro dei film “peplum”? L’idea è più o meno quella.

Franco Pecori

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14 marzo 2008