La complessità del senso
18 10 2017

E ridendo l’uccise

film_eridendoluccise.jpgE ridendo l’uccise 

Florestano Vancini, 2005

Manlio Dovì, Sabrina Colle, Ruben Rigillo, Marianna De Micheli, Giorgio Lupano, Carlo Caprioli, Mariano Rigillo, Vincenzo Bocciarelli, Fausto Russo Alesi.

 

A 20 anni da La neve nel bicchiere, Vancini è tornato alla regia per raccontare la Ferrara dei primi anni del ‘500. La corte degli Este è sconvolta, dopo la morte di Ercole I, dalla lotta tra i quattro figli del duca: Alfonso, Ippolito, Giulio e Ferrante. La vita di corte è uno spettacolo di corruzione, mescolato alla cultura (poeta è l’Ariosto) e all’arte (pittore è il Tiziano, ospite da Venezia). Fuori, il mondo contadino arranca negli stenti. Ma il protagonista è il buffone Moschino (Dovì). Al servizio di Giulio e poi di Alfonso, resterà vittima di un’atroce burla. Dramma e comicità trovano in lui l’indice più ricco di senso, per risolvere in paradosso quanto di umano, di buono e di cattivo, c’è nella vita di un povero alla corte dei potenti. “Facile” nella struttura narrativa, colto nel contenuto più interno, il film colpisce per la bravura degli attori (provenienti per lo più dal teatro), insolita nel nostro cinema,per la verosimiglianza dell’ambientazione e del linguaggio; e soprattutto per la capacità di Vancini di suscitare pensieri, non inutili slogan “politicamente corretti”.

Franco Pecori

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15 aprile 2005