La complessità del senso
26 09 2017

La grande scommessa

film_lagrandescommessaThe Big Short
Regia Adam McKay, 2016
Sceneggiatura Charles Randolph, Adam McKay
Attori Christian Bale, Steve Carell, Ryan Gosling, Brad Pitt, Melissa Leo, Hamish Linklater, John Magaro, Rafe Spall, Jeremy Strong, Marisa Tomei, Finn Wittrock, Karen Gilman, Margot Robbie.

Dubito dunque scommetto e truffo. Subprime aiuta. Risultati storicamente più che drammatici, ma anche vaccinazione postuma di una certa efficacia. Sorridendo – a denti stretti – si rischia di consolarsi, anche se non è facile: la maschera di Steve Carrell (Foxcatcher 2014) ci difende dai rischi del cazzeggio su argomenti che di per sé non sono certo da burla. Il regista (Anchorman – La leggenda di Ron Burgundy 2004, Anchorman 2 – Fotti la notizia 2013) sa mantenere il giusto equilibrio e il risultato è un film che urla rabbia in maniera comica, tanto da farci restare basiti nel verificare come le più implicative disavventure dell’umanità contemporanea siano alla fine digeribili con la chimica satirica. Il contenuto è decisamente tecnico, fino a creare una specie di sottile traccia di suspence, come per uno thriller astratto.  La comicità è tenuta sottotono e per questo finisce per prendere un senso esplosivo, lasciando anche passare spifferi addirittura irrisori, con la scusa di “spiegare” direttamente allo spettatore i concetti base della crisi finanziaria del 2008 – esempio magico, l’apparizione di Margot Robbie nuda nella vasca piena di schiuma e con il calice di champagne in mano, a dirci in quattro parole, a noi e anche ai sei milioni di americani che nel 2005 pagavano il mutuo per la casa, che subprime vuol dire merda. Oppure l’idea di affidare a uno chef il compito di dirci con parole sue che il maledetto CDO, Collateralized Debt Obligation, l’Obbligazione di Debito Collateralizzato, non è che una zuppa di pesce fatta col pesce vecchio di tre giorni. Poco prima, una voce fuori campo ci aveva avvertiti che “Wall Street usa termini che confondono per farti credere che solo loro possono fare quello che fanno”. Troppo facile? Può sembrare, ma certo il cast è molto autorevole, i personaggi in primo piano sono affidati a nomi come Christian Bale, un Batman batterista dilettante e spericolato trader che decide di lasciare il settore delle azioni per tuffarsi nei subprime a tasso variabile; Steve Carrell, manager titolare di un fondo a Wall Street e non immemore del John du Pont, strano foxcatcher appassionato di Olimpiadi; il broker Ryan Goslin, ex ragazzo-bolla che lavora per la banca ma non pensa come la banca;  l’ “umanitario” Brad Pitt, soccorritore di giovani avidi e intraprendenti. Col tono quasi scherzoso di chi non vuole fare troppo male a uno spettatore che ancora oggi sopporta le conseguenze del disastro del 2008, quando i titoli garantiti da ipoteca si trasformarono in una mostruosità che fece crollare l’economia mondiale, Adam McKay affonda però il coltello nella piaga e fa pronunciare a Steve Carrell parole durissime: “In America viviamo nell’era della truffa, non soltanto nel settore bancario ma anche nel governo, nell’istruzione, nella religione, nel cibo, persino nel baseball. Quello che mi dà fastidio non è che truffare non sia una cosa bella o che sia meschino, ma il fatto che per 15 mila anni la truffa e la poca lungimiranza non abbiano mai funzionato”. [Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani SNCCI]

Franco Pecori

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7 gennaio 2016