La complessità del senso
22 11 2017

Amore, bugie & calcetto

film_amorebugieecalcetto.jpgAmore, bugie & calcetto
Luca Lucini, 2008
Claudio Bisio, Filippo Nigro, Claudia Pandolfi, Andrea De Rosa, Ciara Mastalli, Max Mazzotta, Andrea Bosca, Marina Rocco, Pietro Sermonti, Giuseppe Battiston, Angela Finocchiaro.

«In campo come nella vita», è la legge del mitico mister del calcio di una volta, Nereo Rocco. Lucini se ne giova, assecondando l’idea di molti appassionati di calcio in formato ridotto, il “calcetto”, gioco parallelo, che da una parte fa il verso al campionato dei professionisti e dall’altra funziona da “ammortizzatore sociale”, invadendo sempre più stabilmente gli spazi critici delle famiglie. Col solito metodo della commedia di situazione all’italiana (molta tipicità, preferenza al grottesco e alla battuta facile) il regista mette sul bilancino dell’umorismo ultradiretto (e qui ultragarbato) una serie di corrispondenze e di contrappassi. Nella squadra di calcetto un gruppo di amici trova, ad appuntamenti fissi (e guai a mancarne uno), le soddisfazioni che la vita quotidiana troppo spesso nega. Con la scusa del gioco («Siamo qui per divertirci») i sette amiconi trasgrediscono le regole della vita, indossano maschere, si scambiano ruoli e insomma scacciano le insoddisfazioni, accettano le finzioni, attingono ad energie che altrimenti non sarebbero disponibili, rischiano anche il tonfo esistenziale e si salvano, alla fin fine, perché imparano a saper perdere e ad accettarsi quali realmente sono. Il film gronda buonismo da tutti i pori, è palesemente consolatorio e giustificazionista. Di sorriso in sorriso, è contrario all’aborto e al tradimento, favorevolissimo alla ricucitura bonaria della coppia, anche di quella più scombinata, disuguale, non comunicante. Vince comunque la donna, giovane o attempata che sia, perché l’uomo, ragazzo o di mezza età, è un bambino sentimentalone. Purché lo si lasci andare a calcetto. Lucini, dopo Tre metri sopra il cielo e L’uomo perfetto, mentre in apparenza mantiene leggero il tocco, prova con esiti discreti a driblare l’ovvio e il giovanile, accennando a qualche approfondimento. Lo aiuta Fabio Bonifacci nella scrittura, ma soprattutto gli danno una mano Bisio, Nigro e Finocchiaro.

Franco Pecori

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4 aprile 2008